Il senso della vita

La nuova scoperta di Craig Venter apre nuovi orizzonti alle biotecnologie, avvicinando l’uomo alle fonti della vita.

Si tratta di una tappa esaltante nel percorso della civiltà e della conoscenza, eppure c’è chi la vede come un fatto inquietante.

Direttore gentilissimo, lettori carissimi vorrei condurvi in un luogo fitto di misteri dove proverò a farvi intravedere “meravigliosi giochi” della mente, alla portata di ognuno di voi. 

Oggi sul palcoscenico la prima ballerina è la genetica. L’onore della cronaca tocca a lei grazie a Craig Venter.

Ma prima di addentrarmi nei particolari della sua meravigliosa scoperta, che già alcuni considerano come “la creazione della vita” debbo chiarire una cosa: 
la vita non esiste.

 È solo l’esperienza espressa da un “concetto” circondato da molti dogmi e zeppo di prosopopee. Esistono invece “gli esseri viventi” dotati di un insieme di “qualità” che chiamiamo vita.
Gli esseri viventi… (che spettacolo variegato, straordinario…) sono dotati di forme sorprendenti: i batteri, i tigli, i leoni, gli elefanti, le spugne. Essi hanno alcune proprietà in comune che permettono di distinguerli dal mondo inanimato, non vivente. La prima delle sei proprietà caratteristiche della vita o degli esseri viventi è:

  • Un livello di organizzazione molto complesso: molecole semplici (Carbonio C, Idrogeno H, Ossigeno O, Azoto N, Zolfo S, Fosforo P) si uniscono a formare macromolecole con struttura e funzione specifica “della vita” dell’organismo di cui fa parte. Alcune macromolecole combinate insieme formano il corpo di un organismo; altre, non combinate, attivano processi essenziali per dare continuità “alla vita” di quell’organismo.
  • Le restanti cinque caratteristiche dell’organismo sono:
  •  I viventi hanno una organizzazione fisico-chimica molto diversa dall’ambiente esterno in cui sono collocati. Codesta organizzazione, pur formata e funzionante con gli stessi atomi e molecole dell’esterno, mantiene il proprio “interno” costante. Questo fenomeno fisiologico (omeostasi) serve a favorire l’oscillazione dei parametri vitali entro valori che permettono la crescita dell’organismo vivente.
  • I vegetali, attraverso la fotosintesi (autotrofi), gli animali e i saprofiti (i parassiti) mangiano le piante o gli altri animali (eterotrofi), hanno la capacità di prendere, trasformare e usare energia dall’ambiente esterno.
  • Tutti i viventi rispondono, in maniera percettibile e misurabile, agli stimoli meccanici, fisici, chimici.
  • Tutti gli organismi viventi si possono (non si “devono”) riprodurre.
  • I viventi hanno la capacità di adattarsi all’ambiente.

Noti gli organismi viventi come distinguere i viventi dai non viventi?

Nella maggior parte dei casi dalla capacità dei viventi di “autoprodurre movimento”. Infatti, da alcuni esperimenti fatti da Paul Bloom (psicologo clinico) nel 2009, sembra che la distinzione fra viventi e non viventi si basa “solo” su un’idea “intuitiva di tipo dualistico”.

Dice Bloom che noi umani, indipendentemente da fedi o dottrine distinguiamo viventi e non viventi “d’emblée” senza vagliare minimamente ciò che abbiamo intuito.
Ancora più sorprendente è che la maggior parte degli uomini e delle donne sono certi che c’è un “qualcosa” che sopravanza la morte del corpo. Sempre per il nostro “dualismo intuitivo”. Non finisce qui lo stupore. Anzi aumenta. L’area cerebrale degli umani che si occupa di rilevare ciò che è vivo è in tutti “ipertrofica” sviluppatissima.
Ora è più facile capire perché spesso vediamo facce nelle nuvole, volti sulle macchie dei muri; udiamo voci nei ronzii della radio e diamo scopi ad oggetti inanimati: probabilmente per una funzione di adattamento evolutivo. È stato ed è più prudente meno dispersivo ipotizzare un “nemico agente” per attivare meccanismi di difesa piuttosto che indagare eventi casuali di oggetti inanimati. È troppo inverosimile e pauroso pensare che sia il vento a muovere le foglie. È molto meglio credere che ciò dipenda da un movimento, dal suono di un nemico così posso cercare di fuggire, di trovare rifugio ed agire con prudenza.

A questo punto si capisce che da qui al soprannaturale (angeli, demoni, dei…) il cammino è breve.

L’esistenza è piena di “agenti invisibili” che andrebbero riconosciuti, indagati, studiati.
Troppo articolato, complesso.

Meglio per noi credere che pensare. Ecco che il “senso della vita” si blocca di fronte alle credenze e allora la maggior parte degli umani è convinta che “qualcosa” sopravanzi la morte cosa mai può interessare che il senso vero, unico della vita (finalmente ci sono arrivato!) è la conoscenza, sia pur con tutti i suoi limiti e le frustrazioni.
Credere, molto meglio credere “intuitivamente” che capire. Ma noi non molliamo e fiduciosi guardiamo verso l’ignoto senza paura convinti che il tantissimo che non conosciamo sia una sfida ma un patrimonio a disposizione dell’umanità.

Ma torniamo a Venter...
L’indagine sulle molecole della vita (DNA -RNA) e sulla vita all’improvviso si ferma, c’è una sospensione. Un vuoto. Craig Venter decide di smettere di analizzare, ma va oltre, vuole progettare e costruire genomi.
Su misura.
È una rivoluzione? Non ancora.

Venter decide di inserire queste sequenze di geni sintetici in cellule che funzionano, vivono con questo DNA sintetico. Per ora è solo un batterio, ma funziona.
“Sintetico” sa di “finto”, di “bassa lega”. Non è così.
Sintetico è l’aggettivo – perdonate la prolissità - del sostantivo “sintesi”.
Cosa ha pensato e poi fatto Graig Venter?

Si è detto “provo ad assemblare in laboratorio gli elementi chimici semplici (Carbonio C, Idrogeno H, Ossigeno O, Azoto N) e compongo come nel gioco dei lego questi elementi chimici inerti sino a formare le quattro basi azotate (cinque con l’uracile del RNA) le unisco al desossiribosio (zucchero a cinque atomi di carbonio a forma di pentagono mentre il glucosio è a sei atomi di carbonio a forma di esagono) e li dispongono in sequenza di triplette (ogni tripletta è un codone). Fatto ciò lo inserisco in un batterio e vediamo cosa succede”.
Straordinario! Il batterio sequenza il DNA di sintesi, lo inserisce nel suo patrimonio genetico.
Strepitoso! Lo fa suo! Il batterio è guidato dal DNA inserito: è un DNA artificiale. Ora ci proverà con la cellula, più articolata e complessa di un batterio.
Cosa vuole Venter?
Solo formattare batteri che facciano ciò che è più utile fare:
1) Pulire l’aria;
2) Purificare il suolo;
3) Produrre energia (combustibile) da alghe sintetiche
“Su bravo, proviamoci!»

Ma non dovevamo parlare del senso della vita? Si certo. E sappiamo quanti ci vorrebbero zittire.
“Arroganti, presuntuosi! Chi vi credete di essere?»
Con il DNA-RNA artificiale possiamo indurre batteri e  cellule a funzionare in modo tale da fare ciò che è meglio.
Non ciò che è perverso.

 Mi spiego: Se una cellula embrionale vira verso un tumore, una patologia grave, perché una sequenza di codoni e dei suoi complementari anticodoni obbliga a produrre una proteina che, a cascata, stimola un gruppo di cellule malate a produrre cancro o altre malattie, perché dobbiamo stare a guardare “la volontà della natura” e non intervenire?
Noi inseriamo sequenze genetiche sintetiche che “sappiamo” essere capaci di bloccare la vita “cancerogena” della cellula/e che vanno verso la distruzione. Induciamo un blocco, anzi, un cambio di prospettiva.
La vita non è “qualcosa di speciale”, è una duplicazione che, quando rispetta la sequenza giusta, produce benessere: merce rara.
È così semplice “il senso della vita”. Eppure tanti non tollerano quello che ho espresso in queste poche frasi. Disprezzano quello che ho affermato senza porsi le domande giuste, senza verificare, senza capire. Stiamo cercando – e forse questa volta ci siamo riusciti - a “piegare” i geni a nostro vantaggio dopo millenni di ignoranza e superstizione.

Quello che or ora abbiamo appreso creerà nuovi problemi, ma non è con il rifiuto, l’ignoranza, la fede ad oltranza che si trovano le soluzioni. Il nostro patrimonio è la conoscenza. Bene, cerchiamo di valorizzare tutte le nostre risorse, senza sensazionalismi, ma dicendo le cose come stanno.
Insomma quello straordinario scienziato che è Craig Venter è riuscito  veramente a produrre un organismo che si riproduce i cui “genitori” sono le sue idee e un computer.

Graig ha preso un batterio dalle capre “mycoplasma mycoides”  e ha ottenuto un altro batterio il “micoplasma laboratorium” perché in esso ha inserito il genoma sintetico.
È da anni che la biologia e la genetica sintetica producono molecole in vari campi (farmacologico, agricolo…), creano nuovi materiali, (combustibili); sviluppano circuiti bio-elettrici, bio-sensori... ma ora è il tempo di un ulteriore avanzamento (vero grande Bion?).
Ora ci servono nuovi paradigmi utili al “fare” per il bene dell’umanità e per nuovi dialoghi anche col mondo religioso.

Certo che la biologia  e la genetica sintetica sono a doppio uso: può produrre molecole utili e molecole “patogene”, ma è l’umanità che deve dare le risposte giuste. Con l’esempio, il saper fare.

Certo vanno elaborate norme, codici nuovi, ma sarà sempre l’etica – non la morale - che ci spingerà verso il futuro.
La ricerca fa capire a tutti che “non si gioca a fare DIO. Ma quanti sono i religiosi che, non si sa bene a quale titolo, si sentono “padroni del verbo di Dio” e con ignoranza ed arroganza entrano in un merito che spesso non gli compete?
Tanti, ma davvero tanti.

Un’ultima riflessione: la vita è combinazione pertinente di elementi secondo modelli di combinazione efficaci anche se complessi. Le ultime scoperte sono “una ribellione” alla natura per garantire a tutti i viventi una qualità migliore dell’esistenza.
Utilizziamo bene tutto questo e ne verranno buone ricadute su tutto: politici, società, mondo intero.

La scienza è come un corpo di ballo che, nel tempo, ha privilegiato far esibire alcune ballerine, tutte importantissime e affascinanti: la fisica, la chimica e la matematica.

Sino al 2009, il “senso della vita”, - già era proprio di questo che vi volevo parlare - era dato da geni (piccole unità che si replicano in ogni essere vivente, composte di una base azotata, uno zucchero e una molecola di acido fosforico) che individuiamo come capitoli nel grande libro della vita: il genoma. Fino a ieri indagare geni e genoma rappresentava un’analisi della natura e del significato dei diversi genomi.

C'era una volta il Golem

di Marina Bartella

«Creare la vita è una prerogativa di Dio», scrive l’Economist annunciando al mondo la scoperta di Venter «e ora appare come uno choc apprendere che comuni mortali sono riusciti a fabbricare la vita artificiale».
Uno choc, relativamente nuovo, visto che da sempre l’uomo sogna di poter dare la vita ad una sua creatura fatta in casa.

Quella del Golem, ad esempio, fu una leggenda medioevale ebraica molto popolare che terrorizzava grandi e piccini: attraverso arti magiche e formulando parole cabalistiche un sapiente poteva fabbricare il Golem, un gigante di argilla di straordinaria forza e cieca obbedienza, da impiegarsi come servo per svolgere lavori pesanti o come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori. Il Golem era tuttavia incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione, perché era privo dell’anima.

Ogni versione della leggenda implicava però delle controindicazioni: in una i Golem diventavano sempre più grandi, finché diveniva impossibile servirsene, in altre essi sfuggivano al controllo fino a distruggere tutto ciò che incontravano, in quasi tutte al termine della storia Dio interveniva ad ammonire gli uomini a non servirsi più di queste creature innaturali.

E siamo dunque tornati al punto: è così contrario alla natura che la scienza dell’uomo possa arrivare ad essere talmente avanzata da poter far scoccare la scintilla della vita in un essere da lui creato, che divenga così capace di funzionare, nutrirsi, crescere, riprodursi? Oppure possiamo essere autorizzati a pensare che la creazione sia una catena infinita di creatori-creature, al termine della quale c’è un principio destinato a rimanere inconoscibile e sconosciuto?

Ma innanzitutto, cos’è la vita?
Cos’è quella scintilla che mette in moto il meccanismo e che cessa di scorrere quando questo si ferma definitivamente.

Allo stadio attuale delle conoscenze nessuno può avanzare ipotesi scientifiche, eppure su una materia così misteriosa tutti vogliono basare un sistema etico che, tuttavia, rischia di essere diverso a seconda delle diversità fra le idee delle persone.  In realtà la biologia, la chimica, perfino la genetica, credendo di rispondere alla domanda “cosa è la vita” ci dicono solo cosa “fa” la vita e quali sono le sue caratteristiche minimali.

 Mentre da ogni fazione si raccomanda, di fronte all’avanzare della biogenetica, di far crescere di pari passo un sistema etico adeguato, tali raccomandazioni in realtà nascondono soltanto la voglia di imporre le regole delle proprie fedi.

L’attuale papa, che non brilla per progressismo, ha in proposito affermato: “l’attuale società “post-moderna” è particolarmente caratterizzata dagli effetti prodotti dagli sviluppi della “tecnoscienza” che si accompagnano alla crescita del “relativismo etico”. Questa battaglia contro il relativismo ha caratterizzato fin dagli inizi l’azione apostolica di Ratzinger che ha così continuato: “se quello sviluppo - che già di per sé tende a favorire l’illusione di una onnipotenza dell’uomo non si accompagna ad una adeguata crescita della nostra “coscienza etica” il pericolo può divenire enorme. Ed è proprio ciò che si sta verificando, in quanto agli sviluppi della tecnoscienza non corrisponde una salutare crescita della nostra “coscienza etica” bensì si va verso una deriva relativista, dando così luogo ad una pericolosa miscela”.

In realtà il problema non risiede in questa “deriva”, ma nel fatto che le priorità etiche alla base delle scelte del mondo laico, sono diverse da quelle cattoliche, che partono dal presupposto che le proprie regole siano “vere”, condannando le laiche come false.
In realtà entrambi i sistemi di pensiero sono in buona fede in quanto tendenti al bene in coerenza con i propri principi. Questa discrasia è, a ben pensarci essa stessa una sorta di “relativismo”, e ripropone il dilemma sulla scelta delle priorità alla base di un sistema etico.

Ritengo che, con l’avanzare delle scoperte in biogenetica, le problematiche etiche cresceranno in maniera esponenziale ed il nocciolo del problema si sposterà verso un dilemma di difficile soluzione.

Non si tratterà infatti di “far crescere la nostra coscienza etica”, (che sottintende la speranza che tutti si convertano sulla via di Damasco, abbandonando la “deriva relativistica”) ma di trovare la maniera di mediare tra le convinzioni dei cattolici e quelle della società laica.

Senza questa quadratura del cerchio assisteremo impotenti ad un’interminabile battaglia fra Gog e Magog a tutto vantaggio delle multinazionali che continueranno a brevettare geni ed a produrre OGM a danno dell’ambiente e dei più poveri.

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