Alcool: la via di fuga

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L’alcool rappresenta per gli adolescenti una via di fuga, li illude di essere ciò che non sono, li fa sentire uguali agli altri, dando loro una collocazione nella società.

Dati sconcertanti sono emersi da studi e ricerche di ultima generazione sull’età di iniziazione all’uso delle bevande alcoliche. Un allarme su di un fenomeno cui sono esposte le giovanissime generazioni: la Sindrome Feto-Alcolica. 
Due esimi studiosi, competenti nel trattare questo attuale, insidioso e spesso sommerso fenomeno, ci introducono ai risultati di studi comparati sul dirompente inimmaginabile aumento dell’uso e abuso delle bevande alcoliche da parte di giovani e giovanissimi. Ne analizzano le motivazioni, ci indicano possibili strategie di contenimento.

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Negli ultimi 20 anni, si è profondamente modificato l’atteggiamento dei più giovani nei confronti dell’alcool

La sempre maggiore diffusione di bevande alcoliche tra i più giovani è un elemento di interesse clinico ma, soprattutto, psicologico e culturale.

In Italia una consolidata tradizione enogastronomica ci differenzia dai paesi del Nord Europa. Infatti l’abitudine di accompagnare i pasti con bevande alcoliche fa sì che, in genere, il primo approccio all’alcol dei ragazzi avvenga in modo “autorizzato”, in famiglia. Ciò priva questo gesto dell’elemento di trasgressione che, nei Paesi dove il proibizionismo è più forte, assume valore di iniziazione e ribellione, da compiere in gruppo, non curandosi delle pericolose conseguenze.

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 Uno studio del 2012 ha mostrato come in Italia, negli ultimi 20 anni, si è profondamente modificato l’atteggiamento dei più giovani nei confronti dell’alcool, con un aumento del consumo nelle fasce giovanili ed un abbassamento dell’età di inizio.

Un’intervista a più di 2000 ragazzi di terza media, ha evidenziato che...

L’ultima ricerca realizzata in collaborazione con la SIMA (Società Italiana Medicina dell’Adolescenza) mediante un’intervista a più di 2000 ragazzi di terza media, ha evidenziato che il 41,6% di essi ha assaggiato per la prima volta una bevanda alcolica dopo i 10 anni, ma ben il 29,5% lo ha fatto a meno di 10 anni. Un altro problema importante che oggi ci troviamo ad affrontare è quello dell’ ”importazione” di comportamenti estremamente pericolosi, quali il binge drinking, o abbuffata alcolica, basato sull’assunzione di 5 o 6 bevande ad alto tasso alcolico in un intervallo molto breve.

L’ultima indagine promossa dall’Osservatorio dell’ISS con la Doxa, effettuata sui ragazzi di età compresa fra i 13 e i 24 anni, evidenzia un consumo occasionale di alcool nel 70% dei casi ed un 23% di soggetti a rischio di abuso; fra questi, rientrano i ragazzi che praticano il binge drinking, che, già a 16 anni sono il 14,6% , per passare al 21% nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni. Rispetto a questi comportamenti la famiglie e la società svolgono un ruolo fondamentale.

Alla base di un uso pericoloso dell’alcol sussistono ragioni psicologiche e sociali

Secondo il professor Tempesta, psichiatra dell’Università Cattolica di Roma, alla base di un uso pericoloso dell’alcol sussistono ragioni psicologiche e sociali: “l’alcool rappresenta per gli adolescenti una via di fuga, li fa sentire ciò che non sono, li fa sentire uguali agli altri dando loro una collocazione nella società”.

Di fronte a questi dati gli adulti hanno il dovere di fare “giusta” informazione, di collaborare tutti (famiglia, scuola, istituzioni, produttori e distributori di bevande alcoliche) per riorganizzare il contesto della vita dei giovani, rispondendo alla loro mancanza di punti di riferimento ed evidenziando i limiti dei modelli di comportamento del gruppo dei pari età.

Nella giornata di studio, dal titolo "Giovani, alcool e comportamenti a rischio. Come promuovere una cultura della salute",  organizzata alla fine del 2012 dall'Osservatorio dell’IIS in collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della “Sapienza Università”, sono stati  affrontati i temi legati al consumo dell’alcool da parte degli adolescenti, sono state analizzate le strategie di comunicazione possibili ed i comportamenti di dipendenza in un momento in cui la condizione adolescenziale appare critica.

Il primo contatto con le bevande alcoliche?  In famiglia

Dalle indagini eseguite su un campione nazionale di oltre 2000 tredicenni (mirata ad indagare la delicata età di passaggio tra la preadolescenza e l’adolescenza) è emerso un dato sconcertante:  il 90,4% dei tredicenni ha già avuto un approccio con le bevande alcoliche. Il 73%  dei ragazzi del campione analizzato ha asserito di aver avuto il primo contatto con le bevande alcoliche  in famiglia e solo  il 18,3% di essi ha iniziato a berle con amici coetanei o più grandi.

La precocità della prima esperienza non implica necessariamente che si instauri un consumo regolare. Purtroppo nell’attuale contesto socioculturale, in cui vengono meno le tradizionali strategie di contenimento e moderazione, l’inizio precoce si associa inevitabilmente a nuovi rischi.

La funzione della famiglia, le motivazioni, i rischi.

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L'importanza del gruppo di appartenenza: una superpotenza affettiva

La famiglia ha una notevole funzione nel comportamento del bere. Le principali ragioni responsabili dei comportamenti di abuso nei giovani infatti vanno ricercate non solo nella facilità di approvvigionamento ma soprattutto negli aspetti motivazionali del bere. A tal proposito è necessario  fare riferimento a due aspetti, primo fra tutti l’importanza del gruppo di pari, diventato una “super potenza affettiva, decisionale, che garantisce all’adolescente appartenenza, identità e progettualità” (Gustavo Pietropolli Charmet). D’altro canto il “gruppo” diventa un fattore di rischio quando gli adolescenti  rimangono delusi dalle aspettative riposte nel diventare grandi,  di entrare a far parte di un mondo che offre scarse possibilità di realizzazione ed impedisce di sperare nel futuro, con la necessità di “eternizzare” il presente. In secondo luogo non si può scordare che l’adolescenza è anche un momento di grandi cambiamenti in cui molti giovani mostrano difficoltà di relazione con il proprio corpo in sviluppo puberale, sessuato e generativo ed in questo contesto  l’alcool svolge una funzione di “manutenzione” della vita affettiva ed emotiva, rappresentando uno strumento di più facile socializzazione che facilita una sensazione di adeguatezza.

Il ritardo mentale come conseguenza dell'assunzione di alcool in gravidanza

Sempre nell'ambito dei rischi legati all' assunzione precoce di sostanze alcoliche, un'ultima doverosa considerazione riguarda la sottovalutazione del rischio di assumere alcool durante la gravidanza. Esiste infatti una condizione detta Sindrome Feto-Alcolica, in cui l’uso di alcool da parte della gestante può provocare nel feto  anomalie strutturali e poi, nel bambino, ritardo mentale. Poiché le gravidanze non programmate sono circa il 30% ed avvengono soprattutto tra i giovanissimi, va tenuto presente che per evitare tale sindrome è necessaria l’astinenza totale dal bere alcolici durante la gravidanza.

 

Luigi Tarani
Professore Aggregato di Pediatria"Sapienza" Università di Roma

Simona Pichini
Osservatorio Fumo, Alcool e Droga, Istituto Superiore di Sanità (ISS), Roma

 

 

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