La fine del sogno

grilloLa Rappresentanza è morta. Il tradimento dei rispettivi elettorati da parte di PD e PDL e la rinuncia alla politica da parte del Movimento 5 stelle ne ha privato i cittadini, aprendo una stagione di grave dissenso.

Con il crollo degli elettori del Movimento 5 stelle, sancito dai risultati delle elezioni del Friuli e presto confermato da quelli delle prossime elezioni comunali, coloro che auspicano il ritorno all'economia reale con un drastico ridimensionamento del potere dell'attuale sistema finanziario e bancario divengono orfani di una qualsivoglia rappresentanza politica.

Il mese scorso, all'indomani del grande successo elettorale del Movimento 5 stelle tutti coloro che, come me, lo avevano sostenuto nella speranza di un cambiamento epocale, si aspettavano che, dopo aver preso la Bastiglia, si procedesse ad una decisa azione di governo che riavviasse il paese su basi nuove.

Grillo e Casaleggio hanno creduto di dover agire diversamente, gettando al vento un'occasione unica e - contemporaneamente - affossando il loro Movimento che ha perso in un sol colpo oltre la metà dei suoi elettori: quegli indecisi ed insoddisfatti ex PD-PDL che pensano che l'Euro avrebbe senso solo se l'Europa fosse uno Stato Federale a conduzione unica.

La prima, dunque, delle aspettative andate in fumo è quella della rinegoziazione della nostra adesione alla moneta unica e delle condizioni di rimborso del Debito, giacché nell'ordinamento Europeo così come è oggi strutturato l'Euro è uno strumento che i più forti usano a loro piacimento per reprimere le economie dei più deboli.

Dopo la Bastiglia, che succede? Nulla, purtroppo...

Or sono dodici anni pubblicavo sull'omonimo antenato cartaceo di questo magazine un articolo intitolato "Dalla società dei consumi alla società dei bisogni" in cui evidenziavo che la deviazione dell'economia reale verso l'egemonia della finanza, la globalizzazione, la divaricazione della forbice fra povertà e ricchezza e lo smisurato potere contrattuale delle multinazionali rispetto agli stati nazionali, non potevano che sfociare in quella che chiamavo "la Grande Rivoluzione".classe-media-u4968

Il Bush del "Nuovo Secolo Americano" era appena stato eletto, le Torri gemelle, il terrorismo e l'aggressione all'Iraq erano ancora di là da venire e la Cina non era che un oscuro presagio.
Pensavo allora che la Rivoluzione globale sarebbe stata, sì, inevitabile ma che ci avrebbe messo decenni a maturare e sarebbe scoppiata quando la disoccupazione in Occidente avesse superato la soglia del 30%.
Poi in questo ineffabile primo decennio del terzo millennio ci è successo di tutto e, grazie alle scelte di quella cinquantina di persone che manovrano la terra, la classe media del cosiddetto primo mondo si è ritrovata anzitempo letteralmente "in mutande".
​La Storia ci insegna che è sempre stata la "classe media" ad avviare le grandi trasformazioni epocali e ciò è sempre accaduto ogni volta che si è tentato di impoverirla al di là del tollerabile
Ora la storia ci ha sempre insegnato che la classe media non va toccata se si vogliono conservare le teste ed i portafogli: dai Comuni medioevali alla borghesia francese del XVIII secolo i potenti hanno dovuto fare i conti con essa e se talvolta hanno prevalso è stato solo perché la sua consistenza numerica era insufficiente.
Oggi invece, questa bistrattata classe media conta in tutto il mondo occidentale milioni e milioni di individui informati, pensanti e... incavolati, che finora si erano limitati a scendere in piazza, più o meno pacificamente, protestando contro banche e governi ma sostanzialmente subendo passivamente crisi, tassazioni, inflazione, spread ed impoverimento.

Il vero problema di quella cinquantina di persone di cui sopra è che la profonda trasformazione che i loro media hanno impresso alla suddetta classe media (scusate il gioco di parole), l'ha sì appiattita verso il basso, ma l'ha ingigantita facendole assorbire una gran parte di quello che in tempi più oscuri loro definivano con disprezzo "proletariato". Oggi, lungi dallo zappare la terra e figliare per produrre carne da cannone, i nipoti dei proletari hanno aperto negozi, guidano taxi, conducono ristoranti e pizzerie. E pensano, riflettono e si ribellano.
Se ciò avviene ci si deve aspettare di tutto: anche che borghesi stufi di avere le tasche bucate e la pancia vuota, infiammati dalle parole di un capopolo decidano di "prendere la Bastiglia" nella speranza che ciò possa cambiare le cose. Ma non siamo più nel secolo XVIII.

presa della bastiglia

Il flop del populismo

Grillo, come Robespierre, preso e occupato il Parlamento con i suoi 164 "cittadini", malgrado i giuramenti e le regole concordate nella Pallacorda virtuale, ha gettato via l'opportunità che gli si era presentata per andare al governo con SEL e gli insoddisfatti del PD.

Lungi da me alimentare teorie complottiste, ma la composizione "Bilderberghiana" e "Bocconiana" del governo appena "fiduciato" dimostra che la Casta è pronta a qualsiasi tradimento del mandato conferito dagli elettori pur di realizzare il gattopardiano "cambiare tutto perché nulla cambi".

L'ancien Règime della finanza e delle multinazionali è molto più potente e coeso di una massa informe e divisa di disperati senza prospettive di futuro, malgrado ci sia chi comincia a sparare e malgrado la Spagna - col suo 28% di disoccupati - e la Grecia - che già assalta i supermercati -  siano polveriere pericolose 

"Divide et impera"

Quella metà di votanti del Movimento 5 Stelle che lo hanno scelto solo per le aspettative di cambiamento radicale che prometteva, ancora si stanno domandando perché Grillo non abbia dato scacco al sistema con l'unica mossa politica che avrebbe potuto avviare la nuova stagione. Le sue giustificazioni sulla inaffidabilità delle offerte di Bersani non stanno in piedi: si sarebbe dovuto almeno trattare visto che in quel momento il coltello dalla parte del manico lo teneva Grillo e che metà del PD auspicava l'alleanza con lui per mandare a casa sia Berlusconi che Bersani. Un politico acuto avrebbe approfittato del vantaggio e isolato Berluscono dividendolo da ogni ipotesi di "inciucio" col PD attraverso la fiducia ad un governo PD. Ci sarebbe poi stato tutto il tempo per condizionare il PD a fare scelte gradite al Movimento, in mancanza delle quali si sarebbe ritirata la fiducia per mandare tutti a casa e fare bottino di voti alle successive elezioni.

Guardando dunque la faccia soddisfatta del cavaliere e le espressioni di composto trionfo sui volti di Letta ed Alfano non si possono che fare tre ipotesi (tutte catastrofiche) sulle ragioni del comportamento del management a 5 stelle. La prima, la più semplice, è che si tratti di un'Armata Brancaleone improvvisata e impreparata: tale giudizio è quello che si sente più frequentemente nei discorsi fra la gente comune, la maggior parte della quale non ha votato per Grillo in Friuli e non voterà per Grillo a Roma e nei Comuni. Che sia stato ingenuo, nel migliore dei casi, o ottuso tale comporamento ha allontanato la fiducia della gente che tuttavia continua ad essere disperata, ma che è ormai privata di qualsiasi sogno di cambiamento. Non è un caso che l'attentatore di Palazzo Chigi avesse votato per Grillo e, deluso, volesse vendicarsi dell'intero sistema politico.

Un'altra spiegazione è legata alla rigidità dei princìpi ed alla scarsa flessibilità di manovra di un Movimento verticistico e leader-dipendente. Se così fosse dovremmo ammettere che l'elettore che si fidasse di un leader siffatto delegandogli l'azione politica, la cui essenza è la dialettica e la mediazione, sarebbe un incosciente, destinato ad essere rappresentato da un muro.

La terza ipotesi, molto amara, è strumentale: Grillo e Casaleggio avranno avuto il loro interesse ad agire in tal modo. La sento ripetere nei taxi, sul tram, nei locali, perfino nelle sale di attesa degli ospedali dove si ricordano le chiacchiere che sono circolate su Casaleggio ed i suoi partners ed i legami (continuamente smentiti) che li legherebbero a quei gruppi della finanza internazionale (Aspen, Rotschild, J.P. Morgan, Goldman Sachs...), additati come il nemico numero uno degli interessi della classe media e della piccola e media industria.

Quali che siano i motivi alla base del brusco ridimensionamento dei 5 stelle, è certo che l'offerta di speranza che erano riusciti ad intercettare ha preso altre direzioni, la più triste delle quali sono la passività e la rassegnazione.

Le toccheremo con mano alla conta delle schede bianche e della percentuale dei votanti alle prossime elezioni comunali.

Sarebbe molto triste una retromarcia dei milioni di elettori - in gran parte under 30 - con le tasche piene del comportamento di Banche, Borsa e Casta e con la voglia di tagliare non solo i costi della politica, ma anche gli sprechi confindustriali, la corruzione e le regole sul lavoro.

Sarebbe molto triste se costoro abboccassero all'amo del "Governo di Larghe Intese" e si accontentassero di una riduzione dell'IMU, di qualche taglio agli stipendi degli onorevoli, dell'abolizione delle province senza capire che l'unico modo per far ripartire il Paese passa per la riappropriazione di tutta o parte della sovranità monetaria, per la rinegoziazione del debito e per il rilancio dell'export attraverso una inflazione programmata sul modello del Giappone.

Il governo Letta-Alfano è ancora il governo delle Banche e dell'Europa, seppur riveduto e corretto con un po' di maquillage. 

A chi conviene l'Euro?

Quei milioni di elettori si stanno ormai chiedendo con insistenza sempre maggiore se l'ingresso nell'Euro sia poi stato il grande affare che Prodi e compagni ci hanno decantato.
A parte la "bufala" del cambio iniziale che ha praticamente equiparato la moneta da 1 euro alle vecchie 1.000 lire, l'impossibilità di poter disporre di una moneta sovrana ci ha messo alla mercé di un'Europa politicamente frazionata e condizionata dagli interessi dei partner più forti.grillo-a-san-giovanniL'unica incontrovertibile verità è che l'Euro poteva avere un senso solo se l'Europa fosse stata un unico Stato Federale a conduzione unica. In questo caso l'Euro sarebbe potuto diventare veramente forte ed essere una protezione per tutti gli Stati Federati, dai più forti ai più deboli.
Nell'ordinamento Europeo attuale invece l'Euro è diventato uno strumento che i più forti usano a loro piacimento per reprimere le economie dei più deboli: praticamente una truffa.
Mi spiego con un esempio. Immaginiamo una società per azioni in cui un azionista abbia il 51% ed il restante 49% sia in mano a migliaia di piccoli risparmiatori. E' ovvio che il CdA di quella società agirà secondo gli interessi dell'azionista di riferimento anche quando essi siano in contrasto con quelli dei risparmiatori, magari decidendo di investire gli utili invece che distribuire dividendi (quello, ad esempio, che fa abitualmente la Apple). Se questo è abbastanza accettabile nel mondo del business, lo è meno in quello della politica internazionale, dove ci si era illusi che dopo le guerre del XX secolo fosse iniziata un'era di democrazia europeista.
Ma dobbiamo arrenderci all'idea che la crisi dell'Euro abbia senza appello condannato al ruolo di utopia il sogno di Altiero Spinelli, Robert Schumann, Jean Monnet concretizzatosi nel 1957 a Roma con la costituzione della Comunità Economica Europea: come in molte famiglie dove ci si riempie la bocca parlando di speranze e progetti e si litiga non appena si tratta di "cacciare i quattrini".
Il Governo in cui un terzo degli italiani ha sperato avrebbe dovuto fare ciò che il Letta-Alfano non farà mai: battere i pugni sul tavolo dell'UE, chiedendo finalmente conto della situazione di indigenza che il progetto Euro ha finito per indurre nei PIIGS.

Doppia circolazione monetaria: un'idea sempre più convincente

Malgrado il bluff di coloro che in Germania cavalcano l'idea populista (!) di "cacciare" i PIIGS dall'Euro sono sicuro che pur di mantenere in piedi Euro ed Europa ci sarebbe stato margine per negoziare nuove condizioni di permanenza, magari consentendo alle economie più deboli di emettere un'unità valutaria di scambio valida solo per le transazioni interne: una vera e propria "unità di baratto" che gli stati potrebbero distribuire a privati, pensionati e aziende per il rilancio dell'economia, limitandola agli scambi nazionali. Una concessione di vantaggio agli Stati più poveri che contribuirebbe ad aumentare la loro competitività favorendone la crescita.lira-e-euro

Quale che sia l'evoluzione della fase politica in atto, occorre quindi prendere coscienza che siamo all'inizio di una mutazione economico-politica di non minore rilievo di quella avviata dall'attacco alle Torri Gemelle nel 2001 o della presa della Bastiglia del 1789.

La Révolution ha creato lutti, generato guerre, visto morire di morte violenta quasi tutti i Padri che l'avevano avviata. E' degenerata in un Impero ed in una Restaurazione non certo migliori del sistema che aveva abbattuto: più di mezzo secolo di lotte e sofferenze. Tuttavia è stata lei a creare la modernità.
La protesta di milioni di elettori si è oggi arrestata ed il governo sta organizzando un'azione "morbida" che non servirà a ridurre il Debito, non renderà nuovamente competitiva la nostra industria, non farà tornare il benessere, rendendoci nel tempo ancor più poveri e più vulnerabili di fronte alle ricchezze dei paesi emergenti.

Larghe intese verso i saldi di fine stagione.

Quella dell'Italia, ex quinto Paese più industrializzato del pianeta.

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