La rapina del secolo

Svendita Italia

“Non è escluso che il Tesoro decida di cedere quote di società pubbliche - incluse Eni, Enel e Finmeccanica per ridurre il debito”.

L’agenzia Bloomberg, la più importante agenzia mondiale di informazioni finanziarie, ascoltatissima sulle piazze di Wall Street, della City di Londra e di Hong Kong, riporta questa dichiarazione del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni rilasciata a Mosca durante un’intervista a Bloomberg TV.

Saccomanni, a Mosca per il G20 dei ministri finanziari, ha inoltre dichiarato che “gli asset di queste aziende, che sono profittevoli e danno dividendi al Tesoro, potrebbero essere usati come collaterali per la riduzione del debito”. Questa fumosa dichiarazione sembra aver lo scopo di non far comprendere esattamente la realtà.

Eni, Enel e Finmeccanica non solo solo aziende strategiche per gli interessi di questo povero Paese ormai a pezzi. SaccomanniSono anche aziende che generano utili. E tutti sanno che l’ultima cosa che farebbe un contadino ridotto allo stremo sarebbe la svendita dell’ultima vacca col latte della quale riesce a sopravvivere.

Cosa significa usare “gli asset come collaterali”?

Significa vendere i gioielli di famiglia ad una nuova società privata i cui azionisti potrebbero essere banche, enti o assicurazioni non necessariamente italiane.

Tale nuova società pagherebbe il Tesoro emettendo obbligazioni a 15-20 anni, garantite dalla proprietà di queste aziende floride che producono dividendi.
Trattandosi di un ente privato, questi titoli non andrebbero ad aumentare il debito pubblico.
Il corrispettivo incassato verrebbe utilizzato dal Tesoro per ridurre il debito che Bruxelles tanto ci contesta.
Il risultato finale è che le nostre aziende strategiche che oggi ci assicurano un bene primario quale l’energia e la tecnologia aerospaziale finirebbero in mano di voraci istituzioni private.

Vendere le eccellenze italiane:

un miserabile  palliativo

un affare d'oro solo per gli acquirenti

Ci sono ancora dubbi?

Ancora qualche dubbio sul fatto che la grande crisi iniziata nel 2008 non sia l’effetto di un piano ben congegnato per impadronirsi della ricchezza dei Paesi più deboli?

Vendendo quel che resta da vendere si porteranno a casa pochi soldi (nel caso dell'Eni non più di 30 miliardi): una goccia rispetto all'enormità del debito pubblico (2027 miliardi di euro).
Questa nuova ondata di privatizzazioni sarà dunque un miserabile palliativo, ma un'occasione d'oro per gli acquirenti (che come in passato faranno capo a Goldman-Sachs, Banca Rotschild, J.P. Morgan e così via) perché Eni, Enel, Snam, Terna, Finmeccanica – diversamente da molte di quelle cedute negli anni Novanta – sono ottime aziende, che fanno ricerca, vivono di utili e non utilizzano aiuti di Stato.

Se a questo si aggiunge l’emorragia di ottime aziende private svendute dai proprietari che, grazie alla crisi, al malgoverno ed ai costi burocratici e fiscali hanno ormai perso ogni fiducia nel Sistema Italia non possiamo che constatare la realtà del grande progetto all’origine del processo di distruzione delle economie meno forti per l’accaparramento delle loro proprietà pubbliche e private.

Auguriamoci che prima della fine dell’anno, al posto di quello complice di queste aberrazioni ci sia un nuovo, legittimo, Governo espressione del voto della maggioranza degli italiani.

 

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