I supplì

suppliSi può essere visceralmente antipatici a sette anni?
Evidentemente si può se, mentre ero in fila per conquistare quattro pezzi di pizza a taglio a portar via, la guardavo e trovavo quella bimbetta l’essere più odioso in cui mi fossi imbattuto da tempo.
Non mi domandate il perché: portava un normale vestitino a fiori, era pulita ed in ordine, aveva le efelidi ed era biondina. Ma la stavo odiando, forse per la sua espressione sgradevole, già capace di evocare la donna che sarebbe diventata.

Il grappolo umano che si accalcava di fronte al banco in quella domenica sera di fine estate al mare, ondeggiava nella speranza che qualcuno dei disfatti commessi notasse qualche viso implorante, quando il papà della bambina riuscì ad ordinare: quattro pezzi di margherita e una bottiglia di minerale.

“Voglio i supplì”, ordinò la bambinetta con tono perentorio.

Il papà sembrò ignorarla e la bambina ripeté gelida:

“Voglio i supplì”.

L’uomo era sudato, stanco della fila, della giornata di mare, forse vinto dalla noia di quella vacanza. 
“No. Vi ho preso la pizza rossa. I supplì sono fritti e fanno male”.

La bimba uscì dal locale, ma lui non diede peso alla cosa.
“Mamma!”
Non era il grido di ricerca di una bambina che all’improvviso si trova sperduta per la strada. Era una convocazione. La bimbetta si allontanò ed io mi meravigliai che il papà non se ne desse pena.
“Mamma!” udii in lontananza.

L’uomo pagò e stava per uscire quando arrivò la moglie, un’affascinante signora bruna che mentre lui era in fila faceva shopping nel negozio accanto, come dedussi dalla grande busta che teneva nella destra. Alla sua sinistra la bimbetta attendeva silenziosa, con un sorriso beffardo.

“E dai, prendi anche due supplì, no?”
“Ma ho preso la pizza…”
“Prendili, su.”

L’uomo, rassegnato, chiese i due supplì, pagò ed uscì, senza che madre e figlia lo degnassero di uno sguardo. Solo allora mi accorsi del piccolo cameriere bruno, silenzioso, malinconico, che continuava a guardare la bimbetta che si allontanava trionfante, mangiandosela con gli occhi.

“Un’altra vittima predestinata”, pensai.

Pagai le pizze, feci un sorriso di solidarietà maschile al ragazzino e tornai a casa.

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