L’abito da sposa

abitosposaGiovanni girava di notte per le strade.
Dopo aver servito la cena a Gustavo (il suo vecchio gatto soriano, spelacchiato e cieco da un occhio, taciturno compagno nel suo piccolo seminterrato, tra la polvere delle sue collezioni di bottiglie, pupazzi di gomma, tacchi, vecchi libri...), dicevo dopo aver dato da mangiare al caro vecchio Gustavo, Giovanni se ne usciva per il suo solito giro notturno, solitario esploratore; neanche il gatto lo poteva accompagnare come una volta: non ci vedeva più e rischiava di sbattere la testa nei muri.

Era la sua vacanza, il suo viaggio alla fine del giorno, a rovistare tra i cassonetti, a cercare le cose belle lasciate dalla gente. Qualcosa c’era sempre da portar via: un cappello, dei guanti, una maschera, una scatola. Era la sua avventura alla ricerca di tesori abbandonati, di incredibili ricchezze smarrite. Quello era il suo territorio di caccia, non voleva nessun altro lì intorno: gli zingari lo sapevano e dopo quella sera che Giovanni, con le unghie e i denti, li aveva ferocemente persuasi a rovistare altrove, non si erano più fatti vedere laggiù.

Un uomo e una donna voltarono in fretta l’angolo portando a quattro mani un grosso pacco, lungo e pesante. I due parlavano sottovoce e si guardavano intorno sospettosi; a passi rapidi gettarono il grosso pacco nel cassonetto, ancora uno sguardo in giro, poi si presero per mano e sparirono in un attimo.
Un cadavere? Pensò Giovanni, un bambino appena nato? No, il pacco era troppo grosso! Cosa poteva essere? Il cuore gli batteva veloce veloce mentre quasi tremando afferrava il pacco e lo apriva…

Oh, meraviglia!...

Un vestito bianchissimo, prezioso, seta certamente e della migliore, pieno di perline, ricami, guarnizioni, fiocchetti!.. Un vestito da sposa!.. Nuovo nuovo, splendente come una luna che brilli nel buio. Un tesoro! Ma perché gettarlo via? E poi di nascosto, come un delitto. Giovanni cercò tracce di ferite, di sangue, strappi, bruciature. Niente. Il vestito era perfetto, come appena uscito dalla sartoria, una sartoria importante per una sposa importante!..Giovanni afferrò il vestito, lo riavvolse nel pacco e scappò via. Forse gli sarebbero corsi dietro, forse si erano sbagliati e sarebbero tornati a riprenderselo.

Giovanni seduto sul suo lettuccio, con Gustavo che col suo occhio buono guardava ora lui ora l’abito bianco splendente nella penombra; Giovanni eccitato, quasi fuori di sé, fantasticava: era un dono del cielo, un segno del destino! Una regina, una regina, una donna bellissima era certo la padrona di quell’abito sontuoso che appeso di fronte a lui gli ammiccava nell’ombra. Socchiudeva gli occhi e si immaginava, anzi la vedeva, la vedeva! Sì, era lì con lui, dentro il vestito da sposa e gli sorrideva. Aveva il viso di tutte le donne belle che aveva visto passare dalla finestra del suo seminterrato, di tutte le donne che non si erano accorte di lui, che non gli avevano mai regalato uno sguardo, un sorriso che non fosse di scherno, che non fosse per canzonare il buffone sudicio che vedevano in lui.

Ma stanotte Giovanni era ripagato di tante umiliazioni, della sua solitudine e della sua povertà. Ora aveva un tesoro, un segno della sua nuova vita. La donna che aveva sempre atteso prima o poi, stanotte stessa, avrebbe bussato alla sua porta, avrebbe indossato per lui il suo abito da sposa e l’avrebbe portato via da laggiù.

Gustavo si girò bruscamente drizzando il naso all’aria. Sì, sì, stai tranquillo, disse, tu verrai con me, non aver paura, caccerai ancora grassi topi nel nostro castello… Sì, sicuramente ci sarà un castello, si disse, per quest’abito ci vuole almeno un castello... e una castellana! E carezzando Gustavo che ronfava felice Giovanni tornò a fantasticare mentre tutte le perline dell’abito brillavano come stelle…

Stanotte non si dorme Gustavo…vedrai!

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Salentino di nascita, romano di adozione: pittore, poeta, critico d’arte, con trascorsi di grafico, vignettista, scenografo.
Insegna da più di quarant’anni discipline pittoriche.

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