Rosso tramonto

Rosso-tramontoUn giorno Dio si stancò dei comunisti.
Doveva essere intorno al 1932. Poco prima di un’importante riunione di partito, il delegato ucraino Vassilienko appena giunto a Mosca incontrò un compagno conterraneo che non vedeva da tempo, il quale fece un paio di battute su quella zoccola della signora Vassilienko. Di fronte allo stupore del nuovo arrivato, il compagno conterraneo dovette spiegargli che a casa lo sapevano tutti – tranne il marito – che la moglie si garantiva una fornitura extra di patate trombandosi regolarmente il compagno addetto alla distribuzione delle patate. E quello delle uova. E quello del...

Insomma, non per niente la sua compagna moglie era stata soprannominata «la grande porca di Kiev».
Memore della sua educazione cristiano-ortodossa pre-rivoluzionaria, il compagno Vassilienko alzò entrambi i pugni al cielo e gridò qualcosa come: «Dio, se esisti, falla sparire dalla faccia della Terra!»

Lui, per caso, lo ascoltò. In realtà Lui ascolta tutti, ma a causa delle leggi della fisica non può soddisfare i desideri di chiunque, altrimenti l’umanità si sterminerebbe nel volgere di due o tre nanosecondi e Lui dovrebbe mettersi a guardare cosa succede su Alfa Centauri, dove ha creato altre forme di vita che però sono risultate molto più noiose (promemoria: mai creare un pianeta popolato esclusivamente da gigantesche creature ameboidi che pensano soltanto alla scissione, il loro equivalente del sesso).
Sicché in quello stesso istante, in una località poco lontana da Kiev, nel pieno di un furibondo amplesso, il compagno addetto alle patate vide scomparire la signora Vassilienko da sotto di sé e con urlo soffocato precipitò sul materasso sottostante (non per niente la chiamavano la grande porca).

Dio non gioca a dadi con l’universo, ma ogni tanto forse gioca a squash. La signora si rimaterializzò infatti nello stesso luogo all’incirca 54 anni, 6 ore, 3 minuti e 25 secondi più tardi. 
Disgraziatamente, dove prima sorgeva la vecchia pensione a ore, era stata costruita una centrale nucleare, orgoglio della tecnologia sovietica. L’apparizione della signora Vassilienko all’interno del reattore, con le molecole ancora accelerate dal balzo nell’iperspazio, portò all’improvviso raggiungimento della massa critica (non per niente la chiamavano la grande porca) con le conseguenze che tutti conosciamo.

Torniamo al 1932. Il compagno Vassilienko si rese conto di essere nel pieno di una riunione generale di Partito, e di avere levato al cielo entrambi i pugni e lanciato un’invocazione a Dio. I delegati di tutte le Russie che riempivano la sala a centinaia si erano voltati verso di lui e lo stavano guardando in cagnesco. Il compagno rappresentante della GPU stava già annotando il nome «Vassilienko» sul suo taccuino nero.
Vassilienko dovette improvvisare: abbassò il pugno destro, rimase con quello sinistro levato al cielo e gridò: «Ma tanto Dio... non esiste! Non esiste! Non esiste!» Un fragoroso applauso si levò dalla folla dei delegati.

Dio però stava ancora ascoltando e rimase molto offeso. Aveva appena appagato il desiderio di Vassilienko e un attimo dopo quel miscredente arrivava a negare la sua esistenza! In famiglia erano piuttosto suscettibili quando qualcuno li rinnegava, specialmente se lo facevano tre volte.
Fino a quel giorno, a Dio non era importato molto dei comunisti, anche se sostenevano la sua non-esistenza. Gli aveva dato molto più fastidio quella volta che i dinosauri si erano messi ad adorare il grande Triceratopo d’Oro (non se lo aspettava, dal Popolo Eletto).
Per cui decise di far sparire anche i rossi dalla faccia della Terra. A cominciare da Vassilienko: con lui non dovette nemmeno sforzarsi, gli bastò far dimenticare al compagno rappresentante della GPU di cancellarne il nome dal taccuino nero e due giorni dopo il delegato ucraino scomparve nei sotterranei della Lubianka.

Per un’ottantina d’anni – in fondo un battito di ciglia – Lui si scordò dei comunisti. Poi, verso il 2012, diede un’occhiata alla situazione. 
Hitler, Stalin e Mao Tse-Tung, neanche si fossero messi d’accordo, ne avevano già sterminati a milioni per loro conto; la maggior parte di quelli rimasti in Russia e in Cina erano diventanti capitalisti rampanti; ce n’era una piccola riserva in un’isola chiamata Cuba, ma anche loro erano destinati all’estinzione. Quelli che si trovavano in Italia, e che un tempo avevano costituito il più grande Partito al di fuori del mondo comunista, si dovevano essere ispirati alla vita sessuale su Alfa Centauri e a forza di scindersi erano diventati democristiani, una forma di vita non dissimile dagli ameboidi e altrettanto noiosa.

C’era giusto un ometto che alcuni anni prima affermava di essere stato unto da Lui (anche se Lui non ricordava di averlo fatto) che continuava a vedere comunisti dappertutto, ma quello era un problema suo.
E fu a quel punto che Lui si rese conto che, senza più i rossi e senza più nemmeno la minaccia incombente di una guerra termonucleare globale, la Terra aveva perso ogni interesse. Gli tornarono in mente quei tizi in America Latina che una volta avevano stabilito che il mondo sarebbe finito nel 2012. All’epoca Lui se l’era presa a male: il mondo finiva quando lo decideva Lui. Perciò aveva passato una dritta a un noto navigatore, che li aveva scoperti. E dopo un po’ era arrivato un pugno di spagnoli con quattro cavalli e un po’ di bacilli, che li aveva sterminati.
Però quell’idea del 2012 non era poi da buttar via: c’era già chi aveva scritto un paio di inutili bestseller e a Hollywood un regista ci aveva pure fatto sopra un film. Sicché, verso la fine dell’anno, Lui permise agli ameboidi (che nel frattempo avevano scoperto i viaggi spaziali) di invadere la Terra. In un paio di settimane tutti gli esseri umani erano stati fagocitati. L’ultimo fu catturato in Sardegna, mentre cercava di fuggire a bordo del sommergibile sotto la sua villa. Le sue ultime parole furono: «Maledetti comunisti!»

Ora Lui doveva ricominciare daccapo, su un altro mondo. Stavolta decise di saltare la fase dei dinosauri: milioni di anni inutili, in cui quelli non facevano altro che mangiarsi a vicenda. No, ci voleva qualcosa di più divertente. E una sera notò che proprio lì vicino c’era il posto adatto. Rammentava che i terrestri lo avevano soprannominato il Pianeta Rosso. Gli venne un’idea...

 

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Andrea Carlo Cappi è nato a Milano nel 1964 e vive tra l’Italia e la Spagna. È noto soprattutto per i suoi thriller, ma ha pubblicato anche storie di fantascienza, fantasy, horror e umorismo.
Traduttore e consulente editoriale, autore di una trentina di libri, tra cui un ciclo di romanzi originali su Diabolik & Eva Kant e - per Segretissimo Mondadori - le serie “Medina” e “Nightshade”, quest’ultima firmata François Torrent.
Ha collaborato a sceneggiature per i fumetti di “Martin Mystère” e per la serie di RadioRai “Mata Hari” con Veronica Pivetti. T
ra le ultime uscite: il saggio “Le grandi spie” (Vallardi, 2010); il romanzo storico a quattro mani con Paolo Brera “Il Visconte” (Sperling & Kupfer, 2011); i volumi “La donna più bella del mondo-Vita, morte e segreti di Marilyn Monroe” e “Grace Kelly, la principessa di ghiaccio”, entrambri editi da Aliberti nel 2012.
È direttore editoriale del webmagazine Borderfiction.com

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