L'ultimo piano

ultimo piano

Il sole del pomeriggio non era troppo forte in quel periodo, nel Mar dei Caraibi.
Si girò pigramente sul dorso, si stiracchiò, poi buttò un occhio allo Swatch: era tempo di muoversi.
Ritirò i bolentini che aveva calato fin dalla mattina, ripensando allo sguardo disperato dell’unico bonito che aveva abboccato. Mentre le branchie si contraevano con la disperazione di chi sta affogando, lo aveva guardato negli occhi, con solidarietà, e lo aveva rigettato in mare, seguendone con soddisfazione la striscia argentea che si allontanava.
Si accinse a dar corso alla penultima parte del suo piano.

Il piano...
Era sempre stato un pianificatore che non aveva lasciato mai nulla al caso. Persino l’idea di fingersi un pescatore d’altura era stata utile, giacché i pochi pescherecci in vista sulla secca a sei miglia dalla costa si erano subito allontanati, forse prendendolo in giro, visto che le sue coordinate erano di almeno mezzo miglio esterne al luogo dove il fondo di una cinquantina di metri favoriva una pesca abbondante: un dilettante che calava le lenze su un abisso di oltre duemila metri!
Controllò che i piombi dietro le fiancate del gozzo fossero saldamente assicurati, poi si accertò per l’ennesima volta di non avere in tasca o a bordo nulla che lo identificasse, sapendo perfettamente che la correttezza nella sequenza dei tempi sarebbe stata fondamentale per la buona riuscita del piano, come sempre era accaduto nella sua vita. Tutto ciò che aveva creato, controllato e minuziosamente realizzato era sempre stato perfetto. Finché a sessantacinque anni si era imbattuto nell’unica realtà che non aveva potuto condizionare e purtroppo se ne era innamorato.
Scacciò dalla sua testa quel pensiero fastidioso, agganciò alla sua cintura il moschettone della catena d’acciaio fissata a poppa, impugnò la pesante ascia e menò il primo colpo, esattamente nel punto programmato. Servirono solo altri tre colpi, come previsto, per aprire una falla che avrebbe provocato l’affondamento del piccolo natante in circa 45 minuti.
Molto soddisfatto per l’esattezza dei suoi calcoli prese dalla tasca dei suoi shorts un piccolo portapatente e ne estrasse un’affilata lancetta e uno specchietto. Poi girò la sua testa verso sinistra e, guardandosi con la coda dell’occhio, praticò un’incisione a V nella sua giugulare destra, esattamente nel modo che aveva a lungo studiato.
Con estrema soddisfazione notò che non c’era stato - come previsto - alcun dolore.
Si calò lentamente in acqua, attento a non rovesciare la barca, e si aggrappò al suo bordo. L’acqua era piacevolmente calda: 29 gradi. Aveva sempre odiato fare il bagno nell’acqua fredda, per questo aveva scelto i Caraibi.
Sapeva che sarebbero passati circa quindici minuti fino al momento in cui il deflusso del sangue lo avrebbe privato del tutto di conoscenza. Si sarebbe addormentato senza alcun dolore, sostenuto dalla catena, la cui lunghezza era stata accuratamente calcolata allo scopo. Quando la barca fosse affondata trascinandolo con sé negli abissi, sarebbe stato cadavere da almeno mezz’ora, evitando così il rischio degli orrori dell’annegamento.
Non gli restava che attendere.
Era molto soddisfatto: aveva sistemato le sue cose in modo che sui conti bancari dei figli venissero accreditate tutte le sue liquidità, alle quali aveva aggiunto persino il ricavato dalla vendita del Rolex d’oro e della Mercedes.
Soprattutto avrebbe evitato che qualcuno pensasse che si era tolto la vita: tanto più per colpa di una troia.
Malgrado fosse convinto che se la vita perde di senso il suicidio sia un atto eroico, sapeva bene che l’infamia impressa dalla società borghese sul suo nome avrebbe danneggiato quello della famiglia. Quindi aveva messo a punto il suo ultimo piano: sarebbe stato per tutti un ricco turista italiano scomparso in mare mentre era a pesca nei Caraibi.
Stava per scivolare in un piacevole dormiveglia, cullato da quei soddisfacenti pensieri, quando avvertì una specie di strappo e subito dopo un dolore lancinante ad un ginocchio, seguito immediatamente da un insopportabile bruciore al braccio destro.
Il mare che fino a poco prima si stava tingendo di un delicato rosa, era ora completamente rosso.
Si guardò stupito il moncherino e l’ultima cosa che vide fu il grande squalo bianco che lo stava nuovamente attaccando.

 

 

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