Don Giovanni

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Giovanni teneva l'elenco minuzioso ed aggiornato delle sue conquiste.  Non c'era un Leporello che badasse al "catalogo", per cui lui stesso piacevolmente se ne occupava.

C'erano capitoli e differenze sostanziali che andavano onestamente specificate: le conquiste complete, totali, pur se rapide e senza ritorni, poi quelle iniziate e lasciate a metà per ragioni fatali e diverse; infine le conquiste "platoniche", consumate nel giro d'un leggiadro corteggiamento, di sguardi d'intesa, sorrisi, al massimo d'un tenersi per mano e che poi, sempre per astruse e complicate fatalità, erano scomparse dal suo orizzonte.

Giovanni (poteva chiamarsi diversamente il nostro eroe?) nel suo desiderio, da sfrenato collezionista, di ampliare ed arricchire il suo catalogo e sentendo sfuggirgli il tempo migliore (aveva superato da un po’ la "media" età) ora non era più così "difficile" e sofistico nelle sue scelte. Accettava qualsiasi occasione sentendo urgere alle spalle il fiato gelido della sua vecchiaia. Provvedersi di bei ricordi, come si dice, per addolcire la solitudine, perché gli uomini come Giovanni sono condannati alla solitudine, e lo sapeva. L’innata poligamia di questi individui, l'ossessione folle di possedere tutte le donne, fa di loro martiri insaziabili, infelici, insoddisfatti, almeno fino alla prossima conquista che per un po’ li contenti nella loro astrusa morbosa vanità.

Sì, è proprio una malattia, un’affezione mentale che ha negato sempre a Giovanni un futuro, una speranza di quiete in un amore sereno e consolidato.

L'eterna fuga in una donna diversa, nuova, ha sempre escluso Giovanni dal vero sentimento amoroso. Egli ha sempre sete e le sue misere conquiste non l'hanno placata che per brevi momenti, nell'esaltazione all'inizio dell'avventura.

Così ancora una volta (l'ultima?) Giovanni sta centellinando i piaceri e i brividi, i preludi erotici nel fantasticare di questa donna, incontrata, conosciuta, desiderata.

 Si chiama Ginevra, corteggiata pazientemente, tenacemente con tutte le accortezze e le delicate furberie della sua provata esperienza. Ginevra ha risposto con i fatali segnali (sorrisi, sguardi, appuntamenti accettati) che confortano Giovanni della sua prossima conquista. Ginevra è ancora giovane, bella, veste elegantemente, ha gusto e cultura, sa parlare. In una parola è affascinante e Giovanni gongola nell'attesa del premio finale e del nuovo capitolo do aggiungere al suo libro segreto.

Ma i tempi urgono, sono passati due mesi e nemmeno un bacio, le sue mani ancora non l'hanno stretta, nessuna carezza, solo sfiorarsi un po’. Ma stasera, dopo la loro cenetta nella penombra, complice del suo locale preferito, Giovanni deve stringere l'assedio finale: la sua delicatezza di gentiluomo potrebbe essere scambiata per insicurezza, paura... e allora addio!

È riuscito a farsi invitare da lei, hanno messo su un po’ di musica e bevono un calice dì vino.

Lui tenta di baciarla, lei sembra invitante, però si nega.

Che fare ? Giovanni non capisce: a un passo dalla conquista, lei lo attira, e poi cono per un gioco crudele se ne allontana bruscamente. E' un gioco erotico?  - pensa Giovanni - negarsi per poi darsi?...Beh  se è un gioco funziona fin troppo!

Il desiderio di Giovanni è al colmo... Ancora un approccio deciso, ma stavolta Ginevra è brusca, quasi severa, non sorride più. Gli confessa che non ha nessuna voglia di andare oltre!

Ma allora? I sorrisi, gli sguardi, l'invito?  Sì, Giovanni le piace ma rimane tutto lì, il suo piacere si accontenta di questo.

Giovanni pensa che sia solo femminile paura, decide per un gesto estremo, da conquistatore: travolgerla con un abbraccio forte, deciso. Ma rimedia solo un ceffone.

Lei adesso è dura, decisa, sicura di sé; gli confessa che ha incontrato molti uomini, ma che non ha mai voluto mal far l'amore con nessuno... insomma è ancora "come l'ha fatta mamma sua", come si diceva una volta.

Giovanni è stupefatto; lei gli racconta che adora il corteggiamento degli uomini, essere desiderata, inseguita, sognata, ma non vuole né vorrà mai altro da loro.

«Perciò togliti dalla testa tutto il resto» gli dice, secca e nervosa accendendosi una sigaretta e spegnendo la musica.

Giovanni si sente come bagnato da una pioggia gelata; capisce che non c'è altro da fare che andare via e lasciare sconfitto il campo. Sente venirgli su una strana nausea, le chiede di andare in bagno.

Lungo il corridoio, in una stanza, forse lo studio, intravede una serie di foto alle pareti. Incuriosito, si avvicina in punta di piedi: sono foto uomini, più o meno giovani, più o meno belli, messi in una lunga fila e, in fondo alla serie... Giovanni vede la sua foto! L'ultimo trofeo! Umiliato, confuso, quasi gli sfugge una lacrima. Forse stavolta era davvero innamorato? Forse no. Si sente come un coniglio preso al laccio e sospeso in aria, alla mercé della cacciatrice.

Adesso quella donna, di là, gli fa quasi paura dietro la corazza della sua verginità, decisa, però, a collezionare la conquista di quei poveri, stupidi maschi, tutti possibili amanti, respinti nel momento decisivo, scuoiati inutilmente della loro esibita, variopinta pelle!

“L'invitta'' Ginevra di questo si beava, e lui non è altro che l'ultima preda che ha inciampato, rincorrendola, nella sua trappola.

Tornato da lei Giovami biascica una scusa per andar via. Mesto e malinconico sì ritrova in strada e sente in tasca il quadernetto del suo catalogo segreto.

Estrae l'amato libriccino e, come se avesse per le mani un imbarazzante cadavere, si guarda intorno e lo getta tra le cartacce di un cestino.

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