Fiori e coltelli

Fiori coltelli

Ho una spina enorme, nel cuore e nel cervello: lui, il mio ex.

È cattivo, ottuso, ignorante. Per me, ormai, la storia è finita. E da tempo. Ma lui insiste. Non si rassegna. Cerca anche di spaventarmi.

“Non puoi piantarmi così.“  dice  “Lo capisci? Non sono mica un pupazzo. E non mi faccio trattare così da nessuno. Lo sai, no?“

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Tempo di Fast Time

operaioQuella mattina Genno si svegliò con un odore di mare nelle narici. Aveva sognato un suo antico desiderio: distendersi sulla riva d’una sconfinata spiaggia polinesiana, in un’isoletta remota dimenticata da dio e dal mondo, dalla crisi ancora in atto e da Internet.
Per qualche minuto i dettagli del sogno – particolarmente realistico, ma che doveva esser durato non più di un minuto – gli rimasero inchiodati dentro, quasi dolorosamente. Cielo azzurro. Consapevolezza di non dover pensare al denaro. Attingere ai cibi che la natura terrestre e marina offriva gratis. Indossare solo un perizoma che comunque spesso dimenticava nella sua capanna sotto gli alberi. La presenza di una donna, di cui era fortemente consapevole ma che nel sogno non appariva. Una giovane hawayana di cui ricordava il nome: Liliuoku, e che a sua volta spesso scordava in capanna il perizoma…

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Una pistola alla tempia

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Appena l'uomo svoltò l'angolo si ritrovò di fronte qualcuno. Capita di impanarsi per strada qualche volta, così  cercò di  sganciarsi di  lato per far passare l'altro. Ma l'altro non intese e gli sbarrò di nuovo la strada: ora lo guardava fisso e non sembrava nemmeno essere ubriaco. Poi, come per prendersi un fazzoletto, cavò di tasca una specie d'arnese scuro e luccicante.

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Futuro virtuale

miss digitalAntonio Pappalardo non sembrava affatto il genio che dicevano fosse. Grosso ed ispido come un orso, divoratore di piatti rigorosamente cucinati da mammà, malgrado da ragazzo fosse stato celebre fra gli hacker della rete e tutti gli pronosticassero un gran futuro in informatica, da buon napoletano si era fatto irretire dal posto fisso. Adesso, però, non era più tanto sicuro della scelta fatta.
Una mattina il suo Commissario l’aveva chiamato e, dopo un breve pistolotto in cui - pur decantando le sue conclamate capacità e richiamandosi al suo senso di responsabilità - c’era una forte aria di incastro, l’aveva portato con sé direttamente al Ministero delle Telecomunicazioni.

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L’abito da sposa

abitosposaGiovanni girava di notte per le strade.
Dopo aver servito la cena a Gustavo (il suo vecchio gatto soriano, spelacchiato e cieco da un occhio, taciturno compagno nel suo piccolo seminterrato, tra la polvere delle sue collezioni di bottiglie, pupazzi di gomma, tacchi, vecchi libri...), dicevo dopo aver dato da mangiare al caro vecchio Gustavo, Giovanni se ne usciva per il suo solito giro notturno, solitario esploratore; neanche il gatto lo poteva accompagnare come una volta: non ci vedeva più e rischiava di sbattere la testa nei muri.

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L'ultimo piano

ultimo piano

Il sole del pomeriggio non era troppo forte in quel periodo, nel Mar dei Caraibi.
Si girò pigramente sul dorso, si stiracchiò, poi buttò un occhio allo Swatch: era tempo di muoversi.
Ritirò i bolentini che aveva calato fin dalla mattina, ripensando allo sguardo disperato dell’unico bonito che aveva abboccato. Mentre le branchie si contraevano con la disperazione di chi sta affogando, lo aveva guardato negli occhi, con solidarietà, e lo aveva rigettato in mare, seguendone con soddisfazione la striscia argentea che si allontanava.
Si accinse a dar corso alla penultima parte del suo piano.

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Il labirinto di specchi

spcchiNon era stato facile per Isabel attirare Zelda nel labirinto di specchi. L’aveva progettato fin nei minimi particolari. Avrebbe catturato l’anima della sua temibile nemica.
«Ci vorranno anni!» esclamò il vecchio artigiano a cui aveva affidato la costruzione delle migliaia di specchi che le occorrevano. «Ti darò una mano», lo incoraggiò lei, «non è un’impresa impossibile. Ti metterò a disposizione tutti i mezzi e tutti i lavoranti che vorrai. Quanti pensi che te ne servano per terminare il lavoro in sei mesi?»
«Ci vorrebbero almeno 300 uomini», disse il vetraio, «ma dove li troverai?»
«Non devi preoccuparti», disse Isabel, «tu devi solo pensare a come costruire gli specchi.»

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Don Giovanni

dongiovanni

Giovanni teneva l'elenco minuzioso ed aggiornato delle sue conquiste.  Non c'era un Leporello che badasse al "catalogo", per cui lui stesso piacevolmente se ne occupava.

C'erano capitoli e differenze sostanziali che andavano onestamente specificate: le conquiste complete, totali, pur se rapide e senza ritorni, poi quelle iniziate e lasciate a metà per ragioni fatali e diverse; infine le conquiste "platoniche", consumate nel giro d'un leggiadro corteggiamento, di sguardi d'intesa, sorrisi, al massimo d'un tenersi per mano e che poi, sempre per astruse e complicate fatalità, erano scomparse dal suo orizzonte.

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La notte di San Lorenzo

9 racc slorenzoSu una collina vicino Firenze,  si trova un grande prato che tanto tempo prima era un bosco di olivi. Adesso quasi tutte le piante non ci sono più e il prato è ampio e vuoto. Su due lati, est e sud, sono state costruite delle case che vi si affacciano, mentre a nord esso confina con il frutteto di una fattoria, oltre la quale inizia a salire il gradiente di un Monte. Ad ovest ci sono campi da bocce e da tennis. Un quarto del prato è stranamente sterrato.

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L'ultima Harley

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È morta.

Lo sento da come vibrano le sue braccia attorno ai miei fianchi.

Ma non ho il coraggio di voltarmi.

Il motore dell’Harley tossisce, tra poco nel serbatoio non ci sarà più una goccia di benzina, e sarò costretto a fermarmi.

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Carlo Misiano: fisico e poeta romanesco

 

Sotto le austere sembianze di un fisico, professore di tecnologia dei film sottili all’Università dell’Aquila, non vi aspettereste di trovare un poeta e un “teatrante”, come lui si definisce.

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Il vecchio bisturi

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L’astuccio in vellutino blu-slavato presentava bizzarre chiazze di alopecia e la chiusura mancava della parte inferiore.

«Ragazzi, è magnifico, davvero!» esclamò Renato mentre ammirava il dono dei suoi amici.

«Avrà almeno duecento anni. Vedi? La lama è più tondeggiante e lunga, non intercambiabile, segno che veniva sterilizzata con tutto il manico. E quando si spuntava ci voleva l’arrotino!» spiegò Paolo.

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I supplì

suppliSi può essere visceralmente antipatici a sette anni?
Evidentemente si può se, mentre ero in fila per conquistare quattro pezzi di pizza a taglio a portar via, la guardavo e trovavo quella bimbetta l’essere più odioso in cui mi fossi imbattuto da tempo.
Non mi domandate il perché: portava un normale vestitino a fiori, era pulita ed in ordine, aveva le efelidi ed era biondina. Ma la stavo odiando, forse per la sua espressione sgradevole, già capace di evocare la donna che sarebbe diventata.

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Impasse

impasse

La Terra accoglie nel suo grembo le creature tutte, le plasma, le nutre della sua linfa vitale, le chiama a sé nell’ora della morte, lì nel suo polveroso e umido terriccio. Come una madre che raduna i figli e ne scongiura la dispersione. Poi muta, infrange la primordiale armonia cosmica e diviene essa stessa Matrigna spietata, malefica, sorda al grido delle anime erranti. E così che avvolge le nostre essenze, ci stringe,fino a soffocarci.

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Mi amerai con tutto te stesso?

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Me lo chiedeva sempre. La stessa domanda ripetuta migliaia di volte, e io lì a rassicurarla, a dirle sì, con tutto me stesso, per tutta la vita. Una vita di coppia breve ma intensa.

Ci siamo conosciuti su Internet. Una di quelle chat su cui si può perdere un’inutile mezz’ora di un’inutile serata. Mi colpì il suo nickname: Carneviva. Piuttosto bizzarro rispetto ai soliti Pussycat, Bella Pupa ’71, Trottolina. Del resto nemmeno il mio brillava per originalità: Happysingle, capirai…

«Xché Carneviva?» le chiesi.

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Anime gemelle

bevitriceIl barman, col sorrisino a sfottere, si accostò a servire al banco la ben nota cliente, ancor più nota in quel limbo di oscuri dannati, devota all’alcool per non dir più francamente ubriacona.
Così il sorrisino di quel sordido barman rivelava in pieno la bassa e volgare ironia che le anime inferiori si concedono volentieri verso i deboli e gli inermi abbrutiti dalle loro debolezze.
“La tua vodka Carmen?”
“Sì, certo” disse lei cercando con mano malferma una sigaretta come per darsi un tono, ma senza perdere di vista il bicchierino con i suoi occhi ansiosi e febbrili come a implorare e fremere per la sete smisurata che le infliggeva il demonio.

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24ore al giorno nella terato-chimica

terato-chimicaStamani appena sveglio: atrazina, cloro benzofenone. Spalanco la finestra ma ci sarebbe da non farlo più, da inchiodare le serrande: altro che cambiare aria in camera. L’esterno vomita veleni e l’atmosfera pulita pompata ieri sera nella stanza dal serbatoio domestico (50 euro ogni bombola da 20 litri) è volata a disperdersi su nel cielo, a imbottirsi di particolato e polveri sottili come una baldracca che si faccia ingravidare dal demonio.
Sbarro tutto e vado alla doccia. Marzia mi chiama via microcellulare, mi risuonano gli innesti mobili su entrambi i timpani: – Vieni a prendermi? – Rispondo: – Più tardi, cara. E preparati come dico io. – Vedrai, bella mia...

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Laura

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Laura è una bambina.
Cattiva. Sei cattiva.
Laura vive con i genitori in una casetta sulla collina.

Laura ha due sorelle.
Loro sì che sono brave bambine.
Una si chiama Adelaide. L’altra Carolina.

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Detective's story

detective

Infarcito di "gialli" e di "polizieschi" il nostro eroe aveva fatto di tutto per arrivarci: poliziotto privato! Negli anni in cui un ragazzo, un giovanotto studia, cerca un impiego, ha in vista una professione, il nostro Diomede (si chiamava proprio così) aveva "studiato" da detective.

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In attesa di Aline

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La notte era una losanga bianca psicotica in fondo a un corridoio nero, ma a tratti la notte diventava strabica e Vetto vedeva una losanga nera in un corridoio bianco, con al centro la falce di luna declinante alta sul suo letto spettrale. Vetto non sapeva se la notte sarebbe finita, o se avrebbe cambiato ancora colore, magari una notte senza tempo rossa di sangue. A un certo punto la losanga divenne una finestra alta, lui non poteva arrivarci neanche mettendo la sedia sul tavolino. Si alzò.

L’orologio segnava le nove e venti, un’ora buona per la sua ultima giornata.

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Peccati di gola

pasteI primi soldi guadagnati in vita sua, allora aveva poco più di tredici anni, li aveva spesi tutti per una guantiera di paste dolci assortite, nella pasticceria sotto casa. Si era chiuso in camera, guardingo, come per compiere un delitto, ed aveva assaporato finalmente il piacere proibito, il gusto della nuova libertà “ad libitum”, eccitante come un’alba radiosa. Il gusto di avere in tasca dei soldi suoi e di spenderli senza dover dar conto a nessuno. L’emancipazione del piacere.
Le donne? Sì, desiderava una donna, e se ne emozionava solo al pensiero. Ma le donne, chissà, sarebbero venute un giorno; era presto per inseguirle, si contentava di sognarle, immaginarle, fantasticarle. Ma la gola chiamava già da tempo.

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La ballata del terzo millennio

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QUESTA È LA STORIA DI ETHOS E MIRINA
LUI PERSE IL SUO LAVORO UNA MATTINA
“Allora” disse Mirina “per favore vuoi raccontarmi tutto per bene?”
Ethos si lasciò cadere su una sedia. Era giugno, il caldo andava oltre le peggiori previsioni meteo, e il foruncolo sul collo per il morso della zecca gli bruciava più di ieri.
“Cos’è, un altro tribunale?” esclamò irritato.

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Un Dio per l'AutomA-Mox

AutomA-MoxVedo le ombre degli altri oggetti cadere a segnare i cristalli. Scorgo il mio profilo, accade quando la luce del finestrone si riempie di sole e i raggi colpiscono obliqui la mia teca. Oggi è venuta poca gente in visita. Non posso parlare, non posso voltarmi, non posso muovere gli occhi.
Il custode è un uomo, fosse un lavorante artificiale se ne sarebbe accorto. È quello spicchio di sole che mi tiene in semivita. Sono solo una testa e oramai ho pochi pensieri, soprattutto fatico a vedere il futuro; le mie cellule elettriche annegano nei ricordi e il tempo è scandito dagli occhi che mi osservano e che passano nella stanza F-29 al terzo piano del museo municipale della tecnologia.

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Il Baratto

treno di notte

Ormai ero arrivato, pioveva come se non ci fosse potuti aspettare un domani.

Camminai fuori dalla stazione lentamente, accesi una sigaretta, attento a rimanere al riparo dalle gocce rimanendo con le spalle al muro. Di li a poco, penso fosse mezza sigaretta, nel passaggio delle tante persone, si avvicinò una ragazza, portava con se una di quelle grandi valigie lucide, un po’ logore.

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Arte 17

arte17

Impara l’arte, mi dicono.

Io ci provo, faccio la mia parte.

Imparo l’arte, ma mi mettono da parte.

L’anno scorso ho frequentato due donne, entrambe artiste. La prima avrei voluto che diventasse la mia fidanzata, con tutta la buona volontà da parte mia. Ma lei è rimasta dall’altra parte.

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Il viaggio di Roberta

littlegirlRoberta pensava di fuggire. Da tempo. Da sempre. Ci pensava ogni giorno; ci pensava ogni notte. La notte era il momento giusto: tutti dormivano in casa. Tutti?..Viveva sola con sua madre, o almeno quella strana donna che si diceva sua madre. Parlavano poco o niente, “quella” donna lavorava fuori tutto il giorno e per non aver problemi chiudeva Roberta in casa, a legger fumetti e a inventarsi giochi. Così la bambina giocava da sola tutto il tempo fantasticando di amici e avventure, finché “quella” tornava la sera a far da mangiare e a buttarsi sul letto guardando il soffitto e rimuginando le sue malinconie.
Roberta aveva solo sette anni ma capiva bene che quella donna di poche parole e di poche carezze era triste. Ma che poteva farci? Roberta era sicura d’essere stata portata lì da qualcuno, un giorno, e che si fossero dimenticati di lei.

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Rosso tramonto

Rosso-tramontoUn giorno Dio si stancò dei comunisti.
Doveva essere intorno al 1932. Poco prima di un’importante riunione di partito, il delegato ucraino Vassilienko appena giunto a Mosca incontrò un compagno conterraneo che non vedeva da tempo, il quale fece un paio di battute su quella zoccola della signora Vassilienko. Di fronte allo stupore del nuovo arrivato, il compagno conterraneo dovette spiegargli che a casa lo sapevano tutti – tranne il marito – che la moglie si garantiva una fornitura extra di patate trombandosi regolarmente il compagno addetto alla distribuzione delle patate. E quello delle uova. E quello del...

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Il mattino color sogno

mattinocolorsognoAppena sveglio, Fosco temette che la giornata avrebbe avuto un  sapore di ozono domestico e circuiti surriscaldati. Andò in bagno e vide che sul profilo frastagliato dei palazzi il cielo smorto si intrufolava a fatica tra antenne come pettini giganti e coppe paraboliche, scendendo nei vapori della città fino ad attraversare timidamente la sua vetrata anti-ultravioletti. Il sole doveva essere su, da qualche parte oltre il materasso di nuvolaglia  sporca. Completò in fretta  la doccia e andò in cucina,  accese la luce e sedette a tavola.

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La cometa di Halley

guernica«Cosa ti serve per essere felice?»
«Non desidero essere felice».
«Supponiamo che tu lo voglia».

«Non vedere soffrire le persone che amo».
«Ami, dunque sei felice».
«Vivo».
«Sei uno di quelli che cercano le comete?»
«Esisto, sono nato, cammino nel mondo».
«Hai delle emozioni, è questo che vuoi dire?»

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Mancanze

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Devo cominciare a prendere nota di tutto questo.

Ormai è capitato troppe volte per essere una coincidenza. Quello che succede non ha spiegazione. Ho deciso di aprire un file sul mio computer qui alla Digital, da aggiornare giorno per giorno. A ogni aggiornamento me lo invio su due diversi indirizzi di posta elettronica, perché potrebbe capitare qualcosa anche al mio computer, il portatile di casa oppure quello in ufficio.

Forse tutto questo ha una spiegazione razionale, o forse no.

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Rewind

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E' una di quelle sere in cui ti addormenti coi pensieri inchiodati ai lembi delle stelle. E al mattino ti svegli con la sigaretta tra le dita, stupito di non essere morto. Barcollo fino alla finestra. La spalanco e inspiro a occhi chiusi. Poi, in bagno, le solite smorfie davanti allo specchio. Non ho affatto una buona cera, i capelli sparano in tutte le direzioni. Anche stavolta sono sopravvissuto a una brutta storia…

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Il Buon Falegname

buonfalegname

Tommaso era un buon falegname, onesto, lavoratore,  paziente.  E anche un buon diavolo come si dice: guardando le sue braccia robuste e le sue gambe piantate come querce non avreste sospettato fosse anche d'animo mite e delicato.

Timido con le donne, cortese con gli uomini, sempre un buon sorriso stampato sulla sua facciona.  Era rimasto alle elementari, ma non se ne vergognava. Il lavoro, diceva, è la miglior medaglia per un uomo di pace.

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Cimitero Virtuale

crisantemi

Ettore, svoltato l’angolo dove anni fa c’era un chiosco che vendeva fiori, se lo trovò di fronte, immenso, posato nella terra come una cosa naturale, rilucente di cristalli e sbalzi, immobile. Alzò la testa e con gli occhi lo seguì fin dentro al cielo. 

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