La rivoluzione che non si farà

rivoluzione-che-non-si-faraovvero, come abbiamo truffato i nostri giovani

“Rispetto della regola=gratificazione”

“trasgressione della regola=punizione” 

sono automatismi che dovrebbero scattare durante i primi due/tre anni. Se ciò non avviene i giovani cresceranno irresponsabili, inconcludenti ed incapaci di affrontare le sfide della vita.

L’adolescenza liquida

Lo stato della mente dei giovani in età adolescenziale può essere assimilato a quello di un liquido che è in grado di espandersi per tutta la superficie che gli viene messa a disposizione.
Gli ultimi studi portati a termine dai centri di psicologia dell’età evolutiva e di psicologia relazionale, hanno evidenziato che i problemi di questa nostra gioventù non sono imputabili alla situazione attuale, ma vengono da lontano. 
revolution movidaIl padre di un quindicenne più alto di lui, magari palestrato, spesso non può basare la sua autorità sulla prestanza fisica. Supponiamo infatti che la “creatura” voglia uscire alle 23 per andare a Ponte (leggasi per “Ponte” qualsiasi luogo di aggregazione giovanile come Ponte Milvio a Roma). Supponiamo inoltre che ad un diniego del padre la “creatura” esca ugualmente, sbattendosi tranquillamente la porta dietro di sé.
Cosa immaginate che accada?
Forse nulla, forse i genitori lo aspetteranno svegli per la pena che possa essergli accaduto qualcosa. Al massimo verrà rimproverato, come sempre, “perché un simile fattaccio non capiti più”.
Cosa resta da fare ai poveri genitori che si confrontano e confortano in fondo solo con altri genitori nella medesima situazione? A questo punto davvero ben poco.

Esistono soluzioni?

Una proposta sarebbe quella di fornire ad ogni coppia di neogenitori che torna a casa dall’ospedale con il “lieto fardello” un vademecum a cura delle istituzioni su “come crescere un figlio dal primo giorno di vita”

Una proposta sarebbe quella di fornire ad ogni coppia di neogenitori che torna a casa dall’ospedale con il “lieto fardello” un vademecum a cura delle istituzioni su “come crescere un figlio dal primo giorno di vita”, per non trovarsi - da lì a quindici anni - con un indolente adolescente demotivato, prepotente, indifferente a ruoli e gerarchie, alla propria formazione, privo di passioni, scontento di sé e del mondo.
Gli psicologi che si sono dedicati, attraverso un lodevolissimo lavoro denso di questionari, osservazioni e statistiche, portato avanti su gruppi di estrazione socio-culturali molto diverse, hanno infine scoperto l’acqua calda.
Cos’è che è mancato ai bambini fin dal loro primo giorno di vita?
revolution-teenagersSappiamo che genitori non si nasce e che si tratta di un compito duro e spesso ingrato. Non si può dunque negare che, tornando a casa stanchi dopo una giornata di lavoro, sia decisamente più facile piazzare i pargoli di fronte ad una TV/baby sitter che impegnarsi in prima persona a giocare con loro creativamente, impedendo che imparino solo ad essere fruitori passivi di idee ed informazioni.
È sicuramente meno impegnativo lasciarli fare piuttosto che indirizzarli o far rispettare, senza mai demordere o spazientirci, le regole che sono state messe (sempre che siano state messe).
Ed ecco il punto nodale: le regole.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Se in un bambino piccolo non scattano “da subito” gli automatismi “rispetto della regola = gratificazione” - “trasgressione della regola = punizione”, non si potrà pensare di ottenere rispetto quando, da adolescente, avrà preso il sopravvento sui sensi di colpa di genitori deboli, disattenti (in molti casi ancor di più perché separati), che hanno lasciato correre piuttosto che spiegare, motivare, stare vicino e tener duro quando ancora era possibile.

revolution capriccioIl concetto di punizione

Per punizione non si intendono, ovviamente, frustate e umiliazioni come si usava un tempo, ma semplicemente privazioni significative, come ad esempio togliere per un certo periodo, diciamo una settimana, un giocattolo al bambino che lo usa male.
Ma guai se quella settimana si riducesse a quattro giorni o, peggio, a cinque minuti.
Un bambino che piange, fa i capricci e si dispera ruzzolandosi per terra può commuovere e vincere per sfinimento i suoi genitori, ma continuerà a farlo se la sua azione otterrà un qualsivoglia risultato. mentre smetterà dopo un po’ e non utilizzerà più questo espediente ricattatorio se si convincerà della sua inutilità.

La metafora della montagna

Osserviamo adesso, per chiarirci le idee, uno sciatore che debba scendere a valle dalla cima di una montagna conica, densa di pericoli, crepacci, nebbia, tratti ghiacciati, alberi, burroni, lupi...
Quante probabilità avrà di arrivare a valle integro se non gli verranno fornite indicazioni su come evitare i pericoli e su quali percorsi seguire?
Poniamo invece di dargli tutta una serie di istruzioni e di divieti. Ingiungiamogli di seguire piste ben segnalate, insegnamogli le strategie per superare gli ostacoli. Con attenzione e pazienza riprendiamolo ogni volta che disattende una regola e se necessario sanzioniamolo con una multa: tutte le volte che nella vita si troverà di fronte ad una scelta saprà riconoscere la pista segnata e se andrà fuori pista lo farà consapevolmente, sapendo di rischiare una sanzione.
Il modello comportamentale di cui ho finora parlato è quello che è venuto meno nell’educazione dei nostri giovani. Che quando poi arrivano alla scuola sono ormai irrimediabilmente lesi.

Alla scuola non può delegarsi un ruolo che è specifico della famiglia, proprio perché relativo ad un imprinting necessario nei primissimi anni di vita.

Alla scuola non può delegarsi un ruolo che è specifico della famiglia, proprio perché relativo ad un imprinting necessario nei primissimi anni di vita.
L’abitudine a riconoscere l’autorità e il ruolo di un professore, di un preside e - un domani - di un capo nel mondo del lavoro o della Legge nella società, nasce nella primissima infanzia. Così come la tempra nell’affrontare le difficoltà si esercita laddove non si superano tali difficoltà solo perché qualcuno ce le spiana.
Quando i ragazzi arrivano alle scuole superiori i giochi sono già fatti: qualcuno ha fatto loro intendere per anni che si poteva essere promossi (con debito) anche senza studiare, qualcuno - non so quanto coscientemente, e questo è un punto da discutere a parte, sul piano politico - ha distrutto la loro capacità di impegnarsi, ne ha fatto dei deboli, deprivandoli dell’allenamento a superare gli ostacoli e proseguendo nell’azione distruttiva della loro potenzialità al miglioramento, iniziata da famiglie disattente o - mi auguro - inconsapevoli, dove i valori vengono sostituiti dal possedere come surrogato all’essere.

Ma quale rivoluzione...!

Vale qui la pena di avviare una digressione e passare dalle categorie formative a considerazioni più generali che attengono le strategie economiche di quelle grandi correnti di potere sovranazionale in grado di condizionare usi, costumi e tendenze di interi continenti.
Ritengo che a un certo punto l’onda di rinnovamento avviata dal ‘68, poi miseramente riassorbita dal mare della società consumistica, abbia indotto quelle diecimila persone che prendono una gran parte delle decisioni strategiche del pianeta e che, malgrado continuino a guerreggiarsi per bande come accadeva ai feudatari medioevali, si riuniscono e prendono comuni decisioni in summit riservati a decidere di tornare a considerare gli individui come sudditi beoti, azzerando duecento anni di lotte intellettuali e conquiste sociali.
revolution bartCome poteva realizzarsi senza l’uso della forza un disegno che aveva come oggetto masse ormai acculturate e portatrici di istanze sociali e coscienza dei propri diritti?
Semplicemente globalizzando ed utilizzando attraverso la tecnologia ogni possibile mezzo di persuasione occulto disponibile: televisione, calciomercato, centri commerciali, elettronica di consumo, spettacoli e viaggi a basso costo.
Nulla di nuovo sotto il sole: panem et circenses spalmati globalmente e capillarmente che hanno avuto il potere non solo di drogare miliardi di giovani e meno giovani, ma soprattutto di minarne i valori attraverso l’esaltazione di modelli perversi. Le tv hanno smesso di fare servizio pubblico, formazione, cultura, educazione ed hanno iniziato a proporre come archetipici personaggi come Briatore, Fabrizio Corona, Enrico De Pedis o Morgan.

Per non parlare della propagazione di quel mondo di surreali fantasie legate ai “realities” che ormai costituisce l’unico modello di realizzazione per i giovani di periferie e borgate.
Piuttosto che educare, crescere e far evolvere quei poveri giovani, ormai diseredati di futuro e speranze da un’economia alla quale qualcuno ha scientemente inoculato dei virus irreversibili, si è scelto di creare dei disperati fannulloni senza prospettive che pur di esistere attraverso il possesso dell’ultimo Iphone, sono disposti a vendersi per mettersi in fila di notte fuori dall’Apple Store più vicino.

revolution jeu-de-paume

Sono state le grandi generazioni a fare le grandi Rivoluzioni.

Quella del 1789, in Francia, la fecero i trentenni nati intorno agli anni ‘60, vissuti nella dignitosa relativa povertà della borghesia, ma imbevuti di idee illuministe ed entusiasti delle nuove, portentose prospettive che la Scienza stava iniziando ad offrire in medicina, chimica, biologia, meccanica, fisica, geografia, astronomia.

In quegli anni quegli stessi straordinari giovani inventarono la macchina a vapore, la mongolfiera, il sottomarino, l’orologeria di precisione, l’enciclopedia e scopersero l’elettricità, l’ossigeno, l’Australia e le rovine di Pompei. Erano profondamente delusi dai loro padri e nonni, imparruccati bigotti che avevano vissuto nel clima di guerre religiose fra cristiani, subito l’Inquisizione e consolidato un ordinamento politico in cui, dissolta la stagione dei Parlamenti e delle Diete, tornava ad affermarsi il potere assoluto di monarchi e signorotti (e con essi del clero corrotto e secolarizzato).

Giovani educati rigidamente a valori che non condividevano, ma adusi al sacrificio ed alla disciplina, imbevuti delle idee laiche ed anticlericali dell’Abate Meslier, che alla fine del secolo riuscirono a dare l’avvio al cambiamento del mondo. Che dire poi dei giovani del 1831 e del 1848, nipoti dei precedenti, ma figli di una generazione delusa dall’epilogo di una Rivoluzione corrotta dalle ambizioni di Napoleone, ed immersa nella ferrea restaurazione dell’Ancien Régime, che trovarono la forza di ribellarsi al riflusso del passato e seppero rovesciare gli assolutismi, i feudalesimi alzando barricate ed arruolandosi come volontari nelle armate risorgimentali.

Erano giovani infiammati di ideali e portatori di un sogno. Lo stesso che le popolazioni del dopoguerra cullarono nel ricostruire un’Europa devastata dalle bombe e dalle ideologie. Giovani la cui volontà e combattività era stata forgiata dalle privazioni e dai soprusi.

Le Rivoluzioni, dunque, e con esse le grandi mutazioni storiche, sono figlie della sofferenza, della tenacia, della disciplina, della volontà. Valori senza i quali diviene impossibile realizzare qualsiasi sogno.

Ecco perché, purtroppo, la Rivoluzione (quella pacifica, senza armi né violenza, che tutti auspichiamo) per ora non si farà. Riparliamone fra una quindicina d’anni, quando quelli che va tanto di moda chiamare “bamboccioni”, morti i genitori (e con essi le loro pensioni ed i loro risparmi) ed esaurite le poche risorse ereditate, saranno costretti a concludere una vita di stenti e dovranno renderne conto ai propri figli. Quelli si, veramente incavolati!

 

Come si può pretendere che genitori immersi in questa mentalità, troppo occupati a raggiungere quel tenore di vita necessario a soddisfare modelli ormai impressi nel loro DNA, riescano ad essere incisivi?

Come meravigliarsi se individui cosi deprivati di modelli e valori, falliscono nel loro compito genitoriale e trovano, come unica gratificazione, il piacere di scaricare ognuno sulle spalle dell’altro la responsabilità del proprio fallimento?
Che colpa dare, dunque, a questi poveri ragazzi del XXI secolo, incapaci di volere, di sognare, di resistere, di raggiungere?
revolution copertine

Essi sono ciò che “vedono”, ciò che imparano non dalle parole, ma dai nostri comportamenti.
La coerenza, la fiducia nelle loro infinite, bellissime potenzialità, l’attenzione ai loro bisogni, ai loro problemi, sono quelle che un bimbo si aspetta dagli adulti.
Manca l’esempio.
Alcuni se la cavano quando la famiglia latitante affida il ruolo di supplente a nomi presenti, disponibili e attenti ad indirizzare, premiare e, soprattutto, motivare.
Ma è quando i genitori si separano o non sono d’accordo sulle linee educative che avvengono i più grandi disastri: piccoli usati come mezzo di ricatto o, nella migliore delle ipotesi come oggetto di rivalsa, che vengono rimpinzati di permessi e regali lavacoscienza (spesso al di sopra delle effettive possibilità economiche o necessità).

Ognuno cerca di accaparrarsi la benevolenza del figlio attraverso azioni atte a conquistarsene la stima a scapito di tutti i principi di cui sopra. E loro, le “creature”, imparano fin da piccoli a destreggiarsi fra l’uno e l’altro, trasformandosi in approfittevoli sanguisughe ed ottenendo privilegi impensabili in termini di permessi e regali.
L’amore, che dovrebbe volere il bene dell’altro, diviene in questi genitori un mostruoso atteggiamento di narcisistica prevalenza sul coniuge attraverso l’accettazione da parte del figlio, che ne esce distrutto dal punto di vista della capacità di impegnarsi per raggiungere obiettivi e falsamente convinto di avere diritto a tutto.
revolution fannulloniEcco il nocciolo: convinti di avere diritto a tutto (scarpe firmate, telefonino che neppure i genitori possiedono, promozione non meritata, permesso di andare a “Ponte”) ma nessuna capacità di impegnarsi nemmeno in una lotta che riguarda il proprio futuro, nessuna possibilità di scegliere e lottare per una scelta.
Ecco come li abbiamo fregati.
E soprattutto come “siamo stati” tutti fregati.
Da chi ha tutto da guadagnare a far tornare il popolo bue allo standard dei secoli bui, ad un medioevo della scienza e della cultura in cui pochi signorotti facevano il bello ed il cattivo tempo e milioni di proletari servivano come carne da cannone, senza futuro né speranza.
revolution biglieCon la differenza che a quelli in cambio di una vita di stenti, dolori e sacrifici veniva offerta la speranza in una meraviglioso aldilà, mentre per questi sono sufficienti qualche serie televisiva ed un Iphone ogni tanto.
Ecco perché il numero dei miliardari aumenterà in proporzione a quello dei diseredati e non ci sarà nessuna rivoluzione.
Per quella ci vorrebbero le palle, ma i giovani del nuovo millennio le hanno da tempo barattate con le biglie del superenalotto.

 

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