Incinte ad ogni costo!

incinta maturaBasta disporre di mezzi adeguati ed ecco che qualsiasi donna ha la possibilità di rimanere incinta grazie alla tecnologia.

Anche quelle che, secondo natura, hanno superato la soglia della fertilità biologica: come per magia ecco donne di 45, 48 o addirittura 50 anni che riescono a portare in grembo una nuova creatura. Perché non dovrebbero se queste sono le nuove tecnologie che la ricerca scientifica mette a disposizione della medicina e se - come di fatto è - la vita media di uomini e donne risulta molto allungata?

L'amore non basta

Alcuni decenni ora sono Bruno Betteleim, celebre neuropsichiatra infantile, pubblicò un libro di capitale interesse per la conoscenza dell'autismo e delle psicosi dei bambini. Il saggio titolava: "L'amore non basta".

Fermo restando che lo studio in questione si riferiva a piccoli pazienti istituzionalizzati, ho avvertito il desiderio di citarlo perché il concetto espresso nel titolo mi sarà utilissimo nel prosieguo di questo breve articolo sulla pratica della gravidanza assistita e quella della fecondazione artificiale che tanto successo stanno riscuotendo tra gli strati più abbienti della moderna società.

 

Sulle risposte da dare a queste domande sono in molti a litigare. Le due fazioni più significative sono rappresentate da una parte dai benpensanti liberali, che ritengono sacrosanto il diritto individuale di ogni cittadino, quale che sia lo strumento che la tecnologia gli mette a disposizione. Dall'altra ci sono i conservatori moralisti, spesso di appartenenti a una qualche confessione religiosa, che per principio presumono di dover prendere posizione contro il progresso senza limiti e, secondo loro senza morale, delle scienze umane.

Un'inutile diatriba

Lascio a quanti lo desiderino seguitare questo ipotetico, ma non poi così irreale sproloquio, all'interno del quale ognuna delle fazioni su riportate difende i principi o i valori di cui si sente portavoce.

In un'epoca come la nostra, nella quale tutti si sentono legittimati a sbandierare la propria opinione senza curarsi minimamente delle basi filosofiche nonché epistemologiche da cui muove, senza nessuna considerazione delle ragioni degli altri né, tanto meno, di tutte quelle possibili alternative di pensiero che scendono più nel profondo della questione sollevata, inutili disquisizioni come questa sono all'ordine del giorno.
A quanti si sentono invece di affrontare lo sforzo di un pensiero originale, mi permetterò di offrire il diverso punto di vista che quarant'anni di pratica psicanalitica mi hanno insegnato a prendere in considerazione.

Partiamo, innanzi tutto, da alcune semplici considerazioni: perché tutti noi sentiamo sempre il bisogno di separare con una linea invalicabile il Buono dal Cattivo?

E perché ci ostiniamo a credere che tutti dovremmo sempre seguire una medesima linea di condotta? Perché fatichiamo tanto a comprendere che ciò che è un bene per qualcuno potrebbe essere il male per qualcun altro? E che la differenza non è data dalla legge alla quale si ubbidisce, bensì dall'atteggiamento interiore con il quale si sceglie il proprio agire?

   

 

Per tutti coloro che si sforzano di mantenere il proprio pensiero libero da condizionamenti dogmatici sarà evidente come ognuna delle due fazioni enfatizza ed estremizza alcune innegabili verità relative: è la sete di conoscenza, di ricerca e di innovamento - sostengono i primi - che ha condotto l'uomo delle caverne all'attuale civiltà, e se anche la sua strada è stata costellata di errori, ingiustizie e tanto sangue innocente versato, non si può negare che la sua sia stata una straordinaria avventura. Il progresso non si è mai arrestato, indietro nel tempo l'uomo non è più tornato e, volente o nolente, questo è il mondo che fin qui ha edificato.

Nonostante i mille errori e le mille ingiustizie - continuano tutti costoro - la vita dell'uomo sul pianeta è migliorata in maniera indicibile e ogni volta sono stati superati dei limiti che all'inizio sembravano inviolabili. Perché dunque scandalizzarsi? Oggi le coppie umane hanno a disposizione delle risorse che soltanto dieci anni fa sembravano inimmaginabili...

È giusto e sacrosanto che siano usate al meglio!

Come osate - rispondono gli altri - trasgredire le leggi di Dio o, quantomeno, quelle della natura?
Con quale arroganza presumete che tutto vi sia lecito e che possiate perciò soddisfare qualunque vostra esigenza, anche la più egoistica e presuntuosa?
Le leggi biologiche, che portiamo iscritte nel nostro organismo, non dovrebbero essere violate invano e il rischio implicito che tutti corriamo è quello di essere divorati dall'hybris... dalla tracotanza... dal delirio di onnipotenza che, anziché accogliere il divino nell'umano vorrebbe divinizzare l'umano... anzi il troppo umano.

Perché negare ad una povera donna - rincalzano i primi - l'immensa gioia di una maternità che la vita sembrava averle preclusa? Perché vietarlo, se le tecniche oggi a disposizione di tutti con facilità lo permetterebbero?

Dov'era quella donna - rispondono i secondi - durante i suoi primi venti o trent'anni di vita? Perché non si è curata allora di realizzare una sana e autentica unione d'amore con un uomo e, insieme a lui, di dare origine a una nuova vita quando ancora poteva farlo?

E, soprattutto, perché nessuno è più in grado di accettare ciò che Dio, il destino o la casualità hanno deciso per noi?

 

Le nuove frontiere della tecnologia in medicina 

Come già avvenne negli ultimi decenni del secondo millennio, quando la nostra società votò per il divorzio e per l'aborto, il fatto che oggi vengano offerte agli uomini e alle donne delle innovative possibilità da parte della scienza medica non dovrebbe far sentire nessuno chiamato a difenderle o a contestarle solo in quanto tali... perché esse dovrebbero essere considerate, appunto, una occasione che ogni singola persona sarà chiamata a valutare.
E, in merito a questo principio, mi permetto di non ritenere significativa la contestazione - del tutto corrispondente a verità - che la maggior parte delle donne e degli uomini che si troverà implicata in tali pratiche oggi non possegga i requisiti minimi di autentica consapevolezza o di etica per poter decidere in maniera davvero libera e autonoma. Lo sappiamo bene. È sempre stato così.  
Il progresso delle scienze e della tecnologia è sempre stato molto più accelerato del progresso della coscienza e della morale degli uomini. Hiroshima e Nagasaki ne sono una sconvolgente testimonianza.

Eric Fromm, negli anni '40, lo aveva già sottolineato nel suo libro più famoso: "Fuga dalla libertà". Finalmente "libero da" - scriveva Fromm nel suo capolavoro - l'essere umano è ancora molto lontano dall'essere "libero di". L'emancipazione non è sinonimo di saggezza e libertà di intenti, e ancora molto tempo dovrà passare prima che l'uomo possa raggiungere il traguardo di una autentica libertà. Quella da lui tanto spesso invocata per realizzare i propri bassi egoismi, piuttosto è una caricatura della libertà... e innumerevoli delitti sono stati perpetrati - e ancora molti altri lo saranno - prima che ci si possa avvicinare a questo supremo risultato.

Ma il fatto che l'attuale umanità sia guidata da principi più che discutibili, non dovrebbe dare a nessuno il diritto di condannare e proibire il potenziale delle sue innovative scoperte. Pena la perdita del senso di tutta questa nostra avventura. Mi permetto di credere che siamo tutti qui per imparare... e che possiamo farlo solo sbagliando e pagando il prezzo dei nostri errori. Come se non bastasse, le regole e le norme che ci limitano non hanno alcuna possibilità di denudare lo spirito profondo che anima le nostre scelte. Peccato che sia proprio quello l'unica cosa che veramente conti.

ricerca

Mi spiegherò meglio: poniamo di essere di fronte a due donne che abbiano entrambe superato l'età biologica della procreazione. E poniamo che una di esse abbia vissuto una vita superficiale, dedita al divertimento e alla conquista di tutti i vantaggi personali possibili e immaginabili. E che perciò solo ora, sentendosi appagata ma vicino alla vecchiaia, voglia soddisfare il desiderio di “amare” qualcuno che un giorno, magari, si prenderà anche cura di lei.

E adesso supponiamo, invece, che l'altra donna abbia molto sofferto, sacrificandosi per una qualche giusta causa, e che solo ora possa permettersi di realizzare il sogno di dare la vita ad un altro essere.

Qualcuno da amare e al quale trasmettere quel piacere della vita che a lei è stato negato. Ebbene: la proibizione di ricorrere a qualunque forma di gravidanza assistita metterebbe il comportamento e l'atteggiamento delle due donne sullo stesso identico piano.

 

Nessuna delle due potrebbe soddisfare il proprio desiderio che rimarrebbe perciò latente nelle loro anime.

Ma se la vita - come molti amano credere - non ha alcun senso e nessun significato, tutto sommato l'ottemperanza alla norma sarebbe un sacrificio inutile chiesto ad entrambe. E meglio sarebbe stato che avessero potuto vivere felici la seconda parte della loro vita.

Ma è proprio nel caso contrario - quello cioè che riconoscessimo valore e senso all'esperienza umana - che assumerebbe un massimo valore la libera scelta di ognuna delle due donne.

Errare o, addirittura, peccare contro la Vita fa parte del gioco che tutti stiamo giocando e proprio coloro che si fanno paladini della sua sacralità dovrebbero essere quelli dai quali ci dovremmo aspettare la difesa ad oltranza di tale principio.

In altre parole: se la vita su questo pianeta non fosse altro che un evento fortuito e occasionale, perché non approfittarne per realizzare tutti i vantaggi possibili? E se invece fosse una prova sul nostro cammino, ancora una volta, perché non lasciare che ognuno l'affronti traendone poi il consequenziale insegnamento?

A questo punto ogni lettore penserà che io sia decisamente schierato a favore di qualsivoglia pratica manipolatoria dell’ingegneria bio-genetica. Spiacente deludervi... non è così. A parte che, in un mondo perfetto, mi piacerebbe credere che ogni donna e ogni uomo fossero capaci di valutare quali autentici impulsi li sollecitino a una tardiva genitorialità, c'è un limite che io invece considero sacro: quello dell'effettivo benessere del nuovo nascituro. Che non dovrebbe essere valutato da un punto di vista socio-economico, bensì solo ed esclusivamente da un punto di vista psicologico.

famigliaIl bisogno assoluto di modelli genitoriali

È qui devo fare una premessa: provate a guardare la nascita e lo sviluppo di un qualunque animale. Sia esso un gatto, un cane, un cavallo, un elefante, un delfino o un pappagallo, immancabilmente, dopo pochi giorni dalla nascita, a parte una certa piccolezza e fragilità organica determinate dalle poche ore di vita, il cucciolo in esame sarà già in maniera completa ed assoluta un membro della sua specie. Forse dovrà affinare le proprie potenzialità, ma un gattino, un cavallino o un elefantino, lasciati a se stessi, purché non minacciati da esuberanti forze avverse, diventeranno senza dubbio alcuno un gatto, un cavallo o un elefante aventi le caratteristiche istintuali e comportamentali proprie della specie di appartenenza.
Non così per il cucciolo d'uomo: se, infatti, per assurdo, un bambino appena nato fosse del tutto privato di un sano ambiente umano - gestualità, sguardi e parole della madre o di chi per lei - pur potendo essere nutrito e riscaldato, ebbene... mai più - e sottolineo mai più - arriverebbe a diventare un uomo a tutti gli effetti. La mancanza dell'alimento psichico - necessario nei primissimi giorni dopo la nascita per attivare quei collegamenti sinaptici dai quali si svilupperà più tardi quella speciale attività neo-corticale che gli permetterà di distinguersi da tutte le restanti specie viventi - avrà effetti devastanti bloccando per sempre quell’originalità.

In altre parole questo significa che, per divenire uomo e aspirare a una certa libertà di coscienza, il neonato umano ha un bisogno assoluto di modelli iniziali. Modelli che in seguito modificherà secondo le necessità della propria univoca personalità, ma che all'inizio, soprattutto nei primissimi anni di vita, devono essere presenti intorno a lui come fossero abbozzi di creta grezza sulle quali in seguito il suo Io lavorerà per tentare di esprimere e realizzare se stesso.

Chiarita questa legge, e riconosciuto che l'esempio su riportato era volutamente un estremo, resto pur sempre convinto che i nostri bambini, per crescere sani e divenire adulti, liberi e responsabili, abbiano un assoluto bisogno di validi modelli femminili e maschili sui quali poi lavorare. In altre parole hanno bisogno di madri-Madri e di padri davvero Padri. In pratica di "merce rara e preziosa", almeno ai nostri giorni, in una civiltà come quella nella quale viviamo.

Per tutto ciò, ritornando al tema della gravidanza assistita o dell'inseminazione artificiale, la domanda che mi permetterei di ritenere obbligatoria per tutte le donne e gli uomini che volessero sottoporsi a tali pratiche, sarebbe: siete in grado di offrire all'ipotetico figlio che verrà una realtà genitoriale capace di guidarlo nel cammino della vita? 

mamma anzianaE ammesso, ma non concesso, che abbiano risposto in tutta onestà con un’affermazione a quella prima domanda... la successiva sarebbe: pensate davvero di poter essere genitori validi quando la creatura tanto desiderata comincerà a crescere e voi vi ritroverete ad avere quasi sessant'anni mentre lei andrà verso i dieci?

Ecco! Questo è il limite che io riterrei invalicabile. Perché dopo tanti decenni di pratica psicanalitica mi sono oramai del tutto convinto (come già sostenevano Laing, Cooper, Sullivan e Basaglia) che il 90% delle difficoltà, delle nevrosi e dei peggiori sintomi che tormentano la nostra umanità, proviene dalla famiglia d'origine. Proviene quasi sempre da là, dai modelli genitoriali... anche del tutto a prescindere dalle buone intenzioni di uno o di entrambi. Perché, appunto, "l'amore non basta" aveva scoperto Betteleim... ma occorre molto, molto di più. Occorrono dedizione, attenzione, perseveranza e capacità di sacrificio. Occorrono senso di responsabilità, progettualità, lungimiranza e fiducia nella vita. È poi ancora sobrietà, tolleranza, grande autenticità e profondo senso civile... perché si può trasmettere ai propri figli solo ciò che in precedenza si è conquistato.

Purtroppo ben poche persone, oggi come oggi, supererebbero un vero esame in tal senso.

Questa non vuol essere un'accusa, bensì solo una constatazione. Essere genitori è difficilissimo e ancor di più è esserlo oggi, in una società che ha perso tutti i vecchi punti di riferimento. Ma se possiamo considerare inevitabile che coppie giovani e inesperte, anche se ben intenzionate, facciano disastri su disastri... non è detto che una tale liberatoria sia estendibile a tutti e comunque.

Di sicuro no! verso coloro che con leggerezza, in un qualunque momento della propria vita, solo perché ne avvertono il desiderio, si sentono legittimati a perseguire caparbiamente la soddisfazione dei propri desideri.

nozzegayLe coppie "carenti" di requisiti genitoriali

Perciò credo che mariti e mogli troppo avanti negli anni, donne single o coppie di omosessuali dovrebbero avere l'onestà di riconoscere che, di là da qualunque loro emotivo bisogno o di qualunque loro soggettivo convincimento, i bambini non possono essere considerati alla stregua di sofisticati giocattoli e che per poterli crescere in una maniera sana ed equilibrata bisognerebbe essere i grado di offrire loro una più che valida immagine di femminilità e maschilità.

Per divenire adulti maturi, liberi di scegliere il proprio destino, bambini e bambine hanno entrambi bisogno di padri e madri, presenti e responsabili... è se anche è vero che molte volte nella vita di qualsivoglia famiglia i bambini possono trovarsi costretti ad accontentarsi di un solo genitore (per latitanze ingiustificate di uno dei due, per divorzi preannunciati da tempo o, addirittura, per morti improvvise), questo non dovrebbe essere un buon motivo per condannarli a menomazioni simboliche certe fin dall'inizio, come nel caso di donne single, coppie omosessuali o genitori troppo avanti negli anni.

Ciò nonostante ritengo che la ricerca scientifica sia un bene irrinunciabile e che i suoi risultati siano un dono che ognuno dovrebbe sentirsi libero di valutare con la coscienza di cui dispone.

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