La sottile linea grigia

etica berlusconiQuella sottile linea di demarcazione che separa ciò che è morale da ciò che non lo è, è ormai talmente labile da confondere i cittadini, sempre più alla mercé di una comunicazione asservita alle parti.

Mentre in teoria si presumerebbero raggiunti capisaldi come democrazia, laicità, libertà di pensiero, uguaglianza, nella pratica le coscienze delle masse sono condizionate da un'informazione tesa a difendere gli interessi dei potenti anziché ad imprimere la consapevolezza di limiti certi su cui basare la convivenza civile e la serenità individuale.

etica equilibrista

Perché dovremmo meravigliarci di quell’operaio vicentino che ha restituito i 45.000 euro che aveva ritrovato? E perché metterlo in prima pagina, visto che ha compiuto un’azione che tutti dovrebbero fare, mentre è il rubare che dovrebbe rappresentare un’eccezione?

 

Qual è il limite oltre e prima del quale è consentito abortire per la legge, per la religione, per la morale del singolo? Dove inizia l’accanimento terapeutico e dove finisce il curare?

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ETICA E MORALE
La filosofia antica (e non solo) ci tramanda che il BENE ha una valenza assoluta. La ricerca del bene è un valore legittimo riconosciuto all’uomo ed al quale tutti aspirano.

Etica rossoneroCi sono teorie contrapposte sulla natura dell’uomo che, per alcuni nasce buono e tende naturalmente a fare in modo che tutti siano felici (una per tutte la teoria di Maslow), per altri studiosi è esattamente il contrario: l’uomo nasce cattivo ed egoista e, così come nel regno animale, tende a soddisfare i suoi bisogni senza curarsi del destino altrui, anzi i suoi istinti principali sono la sopravvivenza e la sopraffazione come sostiene Hobbes.

Il BENE razionalizzato, filosoficamente, religiosamente o politicamente, in teoria prende il nome di ETICA.

Questo bene comune posto al di sopra del bene individuale a volte nella storia dei popoli è stato spontaneamente riconosciuto, derivando la sua genesi da usi e consuetudini, e più spesso ha avuto la necessità di essere imposto.

In ogni caso nella storia delle civiltà è variato in funzione dei tempi e dei luoghi rappresentando un assunto comune da rispettare in qualunque seppur piccolo agglomerato sociale. Buttare un bimbo deforme da una rupe rappresentava un valore “buono” per la comunità spartana, mentre oggi le peggiori aberrazioni della natura umana traggono origine dalle discriminazioni genetiche e razziali.

Ciò che appariva normale sul Monte Taigeto quasi 3.000 anni fa, diviene inaccettabile e perseguibile per la società contemporanea.Leggi, usanze, mentalità si uniformano al processo di cambiamento riducendo la dimensione etica ad un fatto interno alla storia, all’economia e ai luoghi. Il raggiungimento di un superiore benessere comune ammette il sacrificio di quello del singolo, ma in suo nome spesso sono state giustificate prepotenze ed imposizioni che nulla avevano a che fare con il bene della società (ad esempio la difesa da parte dei feudatari in cambio di potere assoluto).

Chi non è acquiescente all’etica “vigente” viene escluso, punito e isolato. Pensiamo come nel tempo si sia più volte modificato da parte delle società l’atteggiamento nei confronti di rapporti con persone dello stesso sesso (ai tempi di Saffo, nel Medioevo, oggi).

L’incertezza delle regole sui cui fonda le sue basi l’etica spingerebbe a concludere che non possiamo ritenerle fondanti per tutta l’umanità.

Chi ci ha provato ha necessariamente tentato di ancorare l’etica alla religione oppure alla universalità della ragione.

L’etica ha una sua storicità ed una sua contraddizione intrinseca: rincorre il suo bisogno di porre punti fermi, come ad esempio il rispetto della dignità umana, ma non riesce ad essere universalmente condivisa. A sentire il filosofo Remo Bodei, più che un riferimento statico, l’etica appare un progetto, un “tendere a…”.

Proprio per questo la costruzione dell’etica delle sue conquiste è molto fragile e va continuamente difesa. Non è d’altro canto qualcosa di preesistente in natura come affermava il buon Rousseau (basta sollevare il velo dell’ignoranza per rendere l’uomo buono), né come sosteneva Kierkegard (la voce Dio che rimbomba nella nostra coscienza…), ma una costruzione che va alimentata e modificata attraverso il confronto continuo ed il DIALOGO con altri punti di vista (ETHOS).

Il margine di incertezza che non ci permette di dimostrare la giustezza di ciò che si pensa merita una riflessione sulla opportunità di imporre la propria etica ad altri.

 
 

Quale delle due "fazioni" (pro e contro la sentenza di condanna di Berlusconi nel processo "Rubygate") ha ragione? Quella che pretende il rispetto della Legge ad oltranza o quella che difende la libertà personale a qualsiasi costo?

Dove finiscono i doveri di un leader nei confronti dell'etica prevalente nel proprio Paese? E fin dove si può accettare che sia libero di professare una sua morale personale come ogni altro cittadino?

L’operaio sbattuto in prima pagina, la sfacciataggine dei partiti e dei loro rappresentanti forse ci parlano di una linea di demarcazione che si sta continuando a spostare… di un concetto di “vaghezza” che non solo è di per sé inafferrabile, ma trascina con sé la morale comune verso un limite di scale di valori in continuo divenire. Quando non ci si meraviglia e non ci si indigna più è probabile che l’etica sia già cambiata.
Paradossalmente in una società “democratica” diviene drammaticamente più complesso discernere ciò che è etico da ciò che non lo è. Forse proprio la più ampia possibilità di costruirsi una “morale” individuale così adattabile a situazioni, interessi, e mutazioni che ci permette di definire in modo così personale cosa per noi rappresenta il giusto.
Una vocina interna può spingerci ad agire diversamente (un soldato che si rifiuta di obbedire all’ordine di torturare un prigioniero ad esempio), se le leggi vengono percepite come ingiuste.
La morale è una voce intimamente personale che attinge a quei sentimenti individuali che permettono di essere in accordo o dissentire dai valori etici riconosciuti a livello sociale in un certo contesto storico.
L'agire morale dipende da scelte individuali che la società ha tentato di regolare. L’individuo si assume immense responsabilità se si distacca da visioni di fede religiosa ed etica condivisa; pensiamo all’aborto e al divorzio che implicano scelte di coerenza che rispettino una sorta di logica entro le cui regole muoversi.

etica ghandiD’altro canto né Gandi, né Socrate, né Buddha, né Bertand Russel hanno accettato passivamente leggi e costumi: è necessaria una grande convinzione ed una dose di coraggio eccezionale per contravvenire all’etica ufficialmente accettata.
Il discrimine, in verità anche qui molto labile, appare prepotente tra l’esigenza morale del cambiamento ed i capricci dell’individuo (il pensiero corre ad Enrico VIII e delle sue personalissime motivazioni che determinarono addirittura uno scisma di un’intera nazione dalla Chiesa Cattolica). A volte è stato proprio il tentativo di rinnovamenti morali, religiosi o politici che ha provocato violente reazioni di difesa nella società del loro tempo.
Nel momento in cui un essere umano compie un’azione che reputa morale, lo fa per gli altri, ma soprattutto per se stesso, per affermare qualcosa che costituisce il suo credo più profondo, l’unico da cui deriva la sua autostima.

La moralità in questo caso è sempre vincente, anche a prezzo della propria vita. Ma ciò vale anche se il prezzo pagato è la vita di centinaia di innocenti?

etica arafatPensiamo ad Arafat (premio Nobel per la Pace), che pur di evidenziare al mondo la sofferenza del suo popolo non esitò a compiere innumerevoli stragi.

La sensazione di essere nel giusto e coerenti con se stessi, può dunque inebriare a tal punto da far scivolare per chine pericolose come il fanatismo.
Un’azzardata teoria si fa strada tra i meandri della vaghezza. Riguarda la contrapposizione tra due beni reputati assoluti.

Per difendere il proprio credo morale, si è disposti infatti a sacrificare la propria vita e quella degli altri, a scontrarsi, ad abbattere democrazie, a favorire tirannie e imposizioni che vengono totalmente giustificate dalla propria morale fino a sconfinare nel fondamentalismo.
Ed ecco che dallo scontro tra due beni contrapposti si genera il male assoluto: genocidi, Inquisizione, torture, atrocità di ogni genere... il riferimento storico più attuale a cui tentiamo di dare una sia pur labile giustificazione teorica, riguarda non solo lo scontro tra Palestinesi ed Israeliani, ma anche qualunque altra forma di contrapposizione ideologica.

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