Quel bastardo di Nerone - Una madre ingombrante

Indice
Quel bastardo di Nerone
Una madre ingombrante
Un quinquennio felice
La metamorfosi
L'incendio di Roma
Tutte le pagine

 

10 agrippina-claudio

Agrippina imperatrice

Il primo atto di Agrippina, appena mise piede nella domus imperiale sul Palatino, fu quello di far revocare l’esilio di Seneca (condannato da Claudio nel '41 all’esilio in Corsica, perché accusato di adulterio con la giovane Livilla, sorella di Caligola) che voleva come nuovo precettore per Lucio.

Poi iniziò a tessere le sue trame di potere. Si narra che quando un giorno Agrippina chiese a una sua dama: “Dimmi, cosa dicono di me a Roma?" questa rispondesse: “Che sei l’imperatore”.

leggi Nerone

Il suo ascendente su Claudio aumentava di giorno in giorno, attirando nel contempo su di lei l’ostilità di liberti, corte e senatori, finché si arrivò all’inevitabile: Claudio, irretito dalle arti amatorie della sua giovane moglie, accettò di adottare Lucio che, essendo più grande di Britannico di cinque anni divenne il primogenito con il nome di Tiberio Claudio Nerone e fu nominato suo tutore.

A parziale discapito del debole imperatore (debole con le donne, perché nel governo e a capo delle legioni debole non lo fu affatto, ma, si sa, gli uomini non più giovani e poco avvenenti hanno spesso di queste debolezze) è la poca convinzione che ebbe sul fatto che Britannico, figlio di Messalina, fosse anche figlio suo, oltre alla consapevolezza che i frequenti attacchi di epilessia non ne avrebbero fatto un buon principe.

Nerone, princeps iuventutis

Per la sua sicurezza Agrippina aveva nominato a capo della sua guardia un centurione di suo padre Germanico: Afranio Burro, che insieme a Seneca, avrà un ruolo importante presso il giovane Nerone, il quale continuava a crescere fra gli intrighi di sua madre e il libertinaggio, al punto da far scrivere a Svetonio: “Non solo faceva sesso con ragazzi liberi e donne sposate, ma violentò anche Rubria, una vergine Vestale e fu quasi sul punto di sposare Atte; una liberta, aveva persino corrotto alcuni consolari perché giurassero che era di famiglia regale”.

10 Agrippina-e-Nerone

Il resto del tempo Nerone lo passava fra le braccia di una bellissima liberta asiatica, ex schiava di Narciso e poi di Messalina: Atte, che lo amerà in silenzio per tutta la vita. Di costei Tacito scrisse: “S’era insinuata profondamente nell’animo di Nerone, eccitandone la lussuria con equivoche e segrete dissolutezze”.
Gli inevitabili dissapori che dividevano l’offeso Britannico ed il violento Nerone non potevano che esplodere: il primo continuava a chiamare l’altro col nome di “Domizio Enobarbo” il secondo non perdeva occasione di screditare il figlio presso il padre.
Nel 51 i motivi di invidia di Britannico verso Nerone aumentarono quando questi, insieme alla toga virilis, ottenne il titolo di Princeps Iuventutis e l’imperium proconsolare fuori Roma: nel circo Nerone sfilò con la veste trionfale, Britannico con quella puerile.

È di questo periodo la vendetta di Agrippina contro la madre della sua nemica Messalina, oltretutto sua rivale nell’affetto (e nel condizionamento) di Nerone, che aveva contribuito a crescere e per il quale era sempre la “zia Domizia”, che lo ricopriva di regali ed attenzioni: la fece quindi accusare di aver complottato contro l’imperatore, e ne ottenne da Claudio la condanna a morte.

Nell’occasione, l’undicenne Nerone fu minacciato e costretto dalla madre a testimoniare contro la zia.

Poco dopo, ottenuto con grande fatica il consenso del marito venne obbligato a fidanzarsi con Ottavia, nipote di Domizia e figlia di Claudio e Messalina, che aveva appena otto anni e giocava con lui dall’infanzia. Era un successo importante: un matrimonio fra i due avrebbe messo Lucio in pole position per la definitiva assegnazione della successione.

Agrippina riuscì anche a far nominare Burro Prefetto del Pretorio, un ruolo chiave per l’acclamazione di un nuovo imperatore. Intanto Nerone, a soli 12 anni mieteva successi al Senato con le sue orazioni, dovute agli insegnamenti di retorica di Seneca e addirittura amministrava la giustizia come prefetto dell’Urbe durante le feste latine.

Il matrimonio con Ottavia

Nel 53, a 16 anni, al culmine della sua popolarità Nerone sposava Claudia Ottavia, figlia di Claudio che a quell’epoca stava per compierne 13. Ora a Nerone venivano affidati compiti sempre più strumentali alla sua popolarità, mentre Britannico veniva costantemente messo in cattiva luce ed emarginato, malgrado il ragazzo iniziasse a difendersi nell’agone politico col rischio di oscurare il prestigio faticosamente costruito per Nerone.
Agrippina mordeva il freno: nel 54, approfittando dell’assenza per malattia di Narcisso, decise di ricorrere al veleno e lo fece somministrare a Claudio in un banchetto: forse con i funghi o con una punta cosparsa di una sostanza tossica. A detta di Tacito, per la bisogna, “Fu scelta una abilissima avvelenatrice di nome Locusta [...] In virtù dell’abilità di quella donna fu confezionato il veleno che fu somministrato da un eunuco di nome Aloto”.

Claudio aveva 64 anni.

Nerone, all’oscuro del complotto, recitò l’elogio funebre di Claudio davanti al popolo, che tacque annuendo fintanto che egli elogiava l’antichità della stirpe del defunto, la sua cultura e ai suoi studi e la pace e la tranquillità delle frontiere. Ma quando Nerone prese a parlare della prudenza e della saggezza del morto, di cui tutti conoscevano la dabbenaggine, Tacito scrive che “nessuno poté trattenersi dal riso, sebbene l’orazione funebre scritta da Seneca mostrasse notevoli pregi”.

Nerone, imperator

All’età di 17 anni Nerone indossava la porpora imperiale, con la benedizione di Burro e dei pretoriani. I primi atti del nuovo principato furono la promozione di Seneca a consigliere e tutore di Nerone, nel campo dell’oratoria e della morale politica, mentre, Afranio Burro venne invece nominato tutore del nuovo princeps per quanto riguardava le discipline militari. Forte di tali protezione Nerone iniziò ad affrancarsi sempre di più dall’invadenza madre che, preoccupata per la propria posizione tentò un’operazione di riavvicinamento a Britannico.
Un episodio è indicativo del clima che si stava creando fra un figlio sempre più geloso sia della sua carica che del suo amore per Atte, con relativi vizietti privati, ed una madre assetata di potere che riteneva che Nerone le dovesse tutto: nascosta dietro una tenda durante una riunione del Senato a palazzo in cui si dava udienza a degli ambasciatori asiatici, ad un certo punto dissentendo da ciò che stava udendo, uscì decisa e tentò di andarsi a sedere a destra del figlio. Solo per la presenza di spirito di Nerone che, a un cenno di Seneca, le andò incontro come a renderle omaggio e, senza parere, la condusse con sé fuori, si evitò lo scandalo.

Il matricidio

Appena Agrippina comprese che il figlio non sarebbe stato gestibile, iniziò a diffondere voci sul testamento di Claudio, che ancora non era stato reso noto, insinuando dubbi sulla successione e servendosi di Britannico per insinuare dubbi sulla saldezza del trono del figlio.
10 BritannicoFuribondo per quello che considerava un tradimento Nerone iniziò a progettare l’eliminazione di Britannico, che nel 55 morì, avvelenato durante un banchetto. Agrippina, furente si rivoltò per cercare di riappropriarsi del potere che le sfuggiva: teneva incontri segreti con amici e sostenitori e perfino con Ottavia, scatenando la reazione del giovane imperatore che estromise del tutto la madre dal Palazzo.

Sarà una lotta sorda e senza esclusione di colpi: nel marzo 59, approfittando di un soggiorno a Baia per le feste in onore di Minerva, Nerone realizzò il suo complicato progetto per eliminare la madre simulando una disgrazia.

Agrippina venne da Anzio con una lussuosa nave da diporto, con il soffitto della cabina principale rivestito in piombo e modificato in modo che precipitasse a comando. Qualcosa non funzionò, il soffitto invece di uccidere l’Augusta provocò il rovesciamento della nave e Agrippina finì in mare insieme alla sua dama di compagnia Acerronia Polla. Mentre costei si dibatteva fra i flutti, iniziò ad urlare di essere l'imperatrice, sperando così di essere soccorsa più celermente.  Quando Agrippina vide che i soccorritori sulle barche, anziché tirarla a bordo la finivano a colpi di remo, comprese che di essere vittima di un attentato. Da provetta nuotatrice guadagnò la riva e andò a rifugiarsi nella villa, con solo pochi graffi.
Cosa fare? Agrippina, ancora incerta sul regista del complotto optò per il bluff e mandò un servo a Nerone per informarlo che c’era stato un incidente. Nerone vistosi scoperto, e già pensando alle rappresaglie della madre e alla sua denuncia in Senato, gettò un pugnale ai piedi del messaggero e chiamò le guardie dichiarandosi oggetto di un attentato da parte di Agrippina.

Il matricidio di NeronePoi, compreso che i Pretoriani non avrebbero mai alzato un gladio sulla figlia di Germanico, ordinò ai marinai di recarsi alla villa e di giustiziarla sul posto. Moriva a 44 anni, sotto i colpi di bastoni e pugnali. La leggenda vuole che porgesse il ventre al suo assassino, esclamando: "Colpisci l'uero che lo ha generato!".

Va sottolineato che le circostanze che circondano la morte di Agrippina sono avvolte nella leggenda giacché le varie fonti (Tacito, Svetonio, Dione Cassio) sono abbastanza contradditorie.

A tutti venne riferito che Agrippina si era uccisa perché il suo attentato alla vita del figlio non era riuscito.

Ma la folla riunitasi sulla spiaggia, che prima aveva assistito ai banchetti, poi al naufragio ed infine ai movimenti dei marinai armati che circondavano la villa, comprese benissimo come erano andate le cose.



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