Per creare lavoro: ricerca e sviluppo – non solo flessibilità e riforme

innovazione

Per creare  lavoro ci vogliono: educazione e istruzione più diffuse e di migliore livello – ricerca scientifica - sviluppo industriale. Le statistiche dimostrano che l’occupazione è più alta ove i livelli di innovazione sono più elevati.

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Quando gli eurotecnocrati uccidono la crescita

euro affonda

Pubblichiamo e traduciamo un articolo di Charles Gave , dal sito http://institutdeslibertes.org

La classe (nel senso marxista del termine) dei tecnocrati che ha creato l'Euro si rende ora conto pienamente che la sua sopravvivenza dipende dall’Euro e fa di tutto perché l’Euro sopravviva, anche se questo dovesse comportare la rovina dei popoli europei.

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ALLARME DEBITO

baratroDebito Pubblico: aumento record mentre il PIL scende: siamo sull'orlo del baratro

Mentre si perde tempo a parlare di kazaki e di bunga-bunga la notizia sull'aumento del debito nel primo semestre 2013 sembra non preoccupare nessuno.

La verità è che nessuno può farci niente, se non rimandare la resa dei conti.

Ma presto (e parliamo di POCHI MESI!) saremo ad un bivio: o dissanguare il Paese con nuove tasse che lo metterebbero definitivamente a terra o uscire dall'Euro e rinegoziare tutto. La scelta è fra la miseria o una dignitosa austerità autarchica.

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Speme, ultima dea

speriamoL'analisi macroeconomica: la spirale delle aspettative

L'inizio di un nuovo anno di solito è contrassegnato da aspettative più ottimistiche rispetto ai sei mesi precedenti. Questo atteggiamento dei mercati sta diventando statisticamente una costante, sebbene sia di breve durata, al massimo il primo trimestre. Gli operatori si comportano come se il semestre precedente contasse poco o nulla, come se agli indicatori macroeconomici, le misure di politica industriale e monetaria adottate dai principali governi nella seconda metà dell’anno appena trascorso si mettesse la sordina. Fino al punto di sembrare un vezzo intellettuale. Ma come si sa nel mondo della finanza vige il principio della riflessività, le aspettative, per quanto talvolta irrealistiche, tendono a tramutarsi in realtà e ad alimentare ulteriori aspettative, e così via fino allo scoppio di bolle disastrose, caso limite, certamente, ma sempre più frequente.

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La Terra sta veramente cambiando?

di Lucio Macchia

Le catastrofi con cui da qualche tempo si aprono puntualmente i telegiornali si stanno verificando con una frequenza maggiore che nel passato?
O non si tratta che di una serie di coincidenze alle quali stiamo prestando maggior attenzione a causa della diffusione di leggende metropolitane come quella che fissa al 2012 la data dell’Apocalisse?

 

Cicli naturali o annuncio dell’Apocalisse?

Viviamo quasi ogni settimana l’orrore di notizie catastrofiche: tsunami, terremoti, tifoni, allagamenti e frane, una serie impressionante di disastri naturali, in Asia, nell’America Latina, nel sud del Pacifico, ma anche in Italia e negli Stati Uniti, che hanno ucciso migliaia di persone in pochi minuti.
Secondo molti mass media una serie così tragica di eventi non può essere una coincidenza e - in singolare concomitanza con tutta la mitologia apocalittica legata al 2012 - si leva ovunque un allarme: il nostro pianeta ci sta terrorizzando, cosa sta succedendo alla Terra?
Notizie scientifiche che andrebbero interpretate nel loro corretto contesto, come quella che indica che il sisma cileno ha spostato di 7-8 centimetri l’asse di rotazione della Terra, agendo anche sul periodo di rotazione ed accorciando il giorno di 1 e 2 microsecondi, riempiono i blog di grida di allarme e di evocazioni bibliche anche si tratta di valori che non hanno nessun impatto pratico sulla nostra vita quotidiana e che nel corso della storia sono mutati migliaia di volte. Eppure la gente continua a domandarsi se la prossima catastrofe non toccherà più direttamente sia noi stessi che l’intera umanità, traghettandoci dalla mitologia (che va tanto di moda) o dal cinema apocalittico (che ha tanto successo) ad un “day after” che avvenga qui e adesso.
Ebbene, ci sono buone notizie: l’U.S. Geological Survey, l’ente geologico governativo statunitense (http://www.usgs.gov) afferma - dati alla mano - che la quantità dei terremoti di magnitudo 7 o superiori è rimasta pressoché costante per tutto l’ultimo secolo e - secondo le ultime statistiche - sembra in lieve diminuzione negli ultimi anni.


Perché aumenta la percezione che i terremoti siano in aumento?

La popolazione della Terra sta aumentando a dismisura. Siamo ormai oltre 6 miliardi, contro i 2 miliardi di cinquant’anni fa, con concentrazioni enormi  nei paesi in via di sviluppo. Benché la quantità dei terremoti per anno resti pressoché invariata sono in aumento quelli che si verificano in zone abitate, e che quindi fanno notizia per i danni e le morti che provocano e grazie all’enorme incremento della comunicazione globale.
Cinquanta anni fa un terremoto in Indonesia o nella Cina orientale con qualche centinaio di vittime non sarebbe neppure finito sui giornali. Oggi, con la Cina alla ribalta e le telecomunicazioni capillari ed onnipresenti, di quel terremoto si darebbe ampia notizia, anche a causa del fatto che nella stessa area gli abitanti potrebbero essere decuplicati e le vittime di conseguenza. Oltretutto in passato non esisteva Internet, con la sua potente carica di drammaticità ed immediatezza.
Non si tratta, dunque, che di percezione.
Percezione legata alla psicologia umana, anche in relazione al fenomeno della concentrazione. Accade spesso che per mesi non ci siano terremoti e poi ne arrivano tre o quattro concentrati in un periodo relativamente breve. Malgrado avvengano in zone distanti, senza alcuna relazione geologica fra di loro, la psicologia del pubblico li percepisce come un unico grande fenomeno correlato e non tiene in nessun conto il fatto che, magari, nei precedenti sei mesi non c’è stata alcuna notizia di evento sismico.
Dobbiamo tuttavia essere coscienti che, benché il numero dei terremoti sia abbastanza costante, la densità della popolazione nelle zone ad alto rischio di terremoti è aumentata. Mentre in alcuni paesi è migliorata la qualità antisismica dei fabbricati, ciò non è avvenuto nella maggioranza degli altri. Pertanto terremoti di pari intensità determinano effetti ben diversi a seconda delle aree in cui si verificano. La realtà è che né un temporaneo incremento dell’attività sismica, né una lunga quiescenza o una totale mancanza di sismicità significano che stia per arrivare un grande terremoto. Non c’è modo, allo stadio delle nostre conoscenze, di sapere se e quando arriverà un grosso terremoto. Sciami di piccoli eventi, specie in aree geotermiche, sono normali e terremoti di magnitudo moderatamente grande comportano una sequenza di seguiti dopo lo shock principale.


La mitologia catastrofica

Ipotesi, profezie, calcoli, congetture, hanno da sempre colpito la mente dell’essere umano e destato l’interesse collettivo.
In effetti, fra tutte le fascinazioni che l’uomo sviluppa per soddisfare quella parte che attiene al subconscio, alla fantasia, al mistero (religioso e non), le storie e teorie che riguardano la [una] possibile fine del mondo sono quelle che posseggono una maggiore carica attrattiva. La seduzione nasce, logicamente, dal fatto che comunque il tema del discorrere riguarda il futuro dell’umanità e la sopravvivenza propria e dei propri affetti. Solitamente questo è un argomento importante. Ma, di non secondaria importanza è il fatto che quasi tutte le teorie su una possibile fine del pianeta e della vita (per come la conosciamo noi) su di esso, anche quando sono formulate dagli studiosi come ipotesi scientificamente provate, si costituiscono come linee che attraversano diversi aspetti dell’esistenza interiore; una molteplicità, quindi, che coinvolge l’essere umano nella sua totalità. Si va, naturalmente, dall’aspetto più strettamente religioso, strutturato all’interno di un credo vero e proprio, ad una visione più genericamente spiritualistica; dal parallelo vita umana – vita del pianeta (per cui c’è stato un inizio, una maturità e ci sarà una fine), alla necessità del riscatto singolo o collettivo; dalla egocentrica esigenza di affermarsi appartenente ad una élite che si contraddistingue per il possesso delle qualità interiori superiori e per tal ragione degna di sopravvivere, all’aspettazione di qualcosa di migliore in un tempo ed un luogo indefinibili. Per quanto concerne le religioni strutturate, in un altro articolo di questo numero sarà presentata un’inusitata lettura della Bibbia che rimanda alla fine, non proprio del mondo.
Per ora ci interessa sottolineare come e quanto, l’attesa di un evento traumatico abbia accompagnato l’intero percorso dell’uomo sulla terra, tingendosi, di volta in volta, della cifra contraddistinguente le varie epoche in cui si manifestava. Se volessimo generalizzare, e riferendoci al mondo occidentale, potremmo separare un primo lungo momento in cui ogni aspettativa cataclismatica poteva essere fatta rientrare nell’alveo religioso (e più propriamente cristiano-cattolico).
Solo recentemente con l’affermazione delle scienze, della visione positivista, della forte impronta della ragione, le “profezie” hanno iniziato a trasformarsi in “previsioni”. L’impatto della scienza è stato tale da allargarsi anche al passato, financo remoto, arrivando a fornire ipotesi radicali ai grandi cambiamenti che in precise ere si sono registrati. In effetti, abbiamo iniziato ad assistere ad una qual certa sinestesia fra i due momenti, laddove ad attese suggerite da vaticini che possono essere fatti risalire al divino, viene fornito un “alibi”, una possibile spiegazione scientifica su come il cataclisma potrà verificarsi: la profezia indica la data, la scienza il come.
Pare questo essere il caso del tanto famigerato 21 dicembre 2012 attribuito alla cultura Maya. In verità nella cultura Maya, sul 2012, c’è davvero ben poco: solo una stele, la n° 6 del sito di Tortuguero, nello stato messicano di Tabasco, che contiene l’unico testo maya sinora conosciuto riferibile al 2012. Le parti leggibili di questo brevissimo testo dicono che “il tredicesimo pik finirà [il] Quattro Ahaw, il terzo del K’ank’in. [Un evento indecifrato] accadrà. [Sarà] la discesa di Bolon Yokte K’u (il Dio dell’albero Nove Piedi) a [luogo indecifrato]”.
Gli anziani Maya più tradizionalisti, del 2012 però, ne sanno davvero ben poco e non sembrano nemmeno molto interessati a questa data. Sono però tutti concordi che il tempo in cui viviamo sia un tempo di cambiamenti, che avverranno presto e saranno preceduti da grandi sconvolgimenti; in quanto alla data precisa affermano che solo Dio la conosce, cosa che, d’altronde, disse persino Gesù riguardo alla fine del sistema di cose (Matteo 24).
Ma allora perché il 21.12.12 desta così tanto interesse?


Quando scienza e mitologia creano un avvenimento

In effetti, per il 21.12.12 assistiamo ad una comunanza di sforzi, sia dal fronte spiritual-mistico-New Age, che da quello pseudoscientifico, volti a cercare di dimostrare come questa data (o meglio, periodo) segnerà un vero spartiacque per l’esistenza sul nostro pianeta. Se al fatto che esisterebbe addirittura una profezia di (niente po’ po’ di meno) Nostradamus, in un libro (scoperto nel 1982!) in cui c’è un netto riferimento al 2012 ed alla Fine dei Tempi, ci aggiungiamo una nefasta previsione scientifica, il gioco (e direi, pure il film) è fatto.


Ciechi, sordi e muti.

Prendendola un po’ alla lontana, rimanendo, però, sempre nel solco delle scienze, vediamo come esse possano scivolare, anche abbastanza celermente, nell’irrazionale.
Il Web Bot Project, sviluppato nel tardo 1990, è un software creato per aiutare a fare previsioni del mercato azionario. La tecnologia utilizza un sistema di ragni Internet (spider) per eseguire la scansione e la ricerca di parole chiave, come fa in pratica un motore di ricerca, che poi vengono filtrate e lavorate per definirne il significato. In pratica questo software cerca di sfruttare l’inconscio collettivo per trarne previsioni sul passato, presente e, perchè no, anche sul futuro. Ma nel 2001 si è notato che il software era in grado di prevedere con una certa precisione anche altri ambiti oltre a quello economico. Una delle prime previsioni del programma, basata sulle “chiacchiere del web”, ossia sull’inconscio collettivo della società, ha avuto luogo nel giugno 2001. Il programma previde che un determinato evento, che avrebbe avuto luogo entro 60-90 giorni, avrebbe causato un grande sconvolgimento mondiale. L’evento accadde l’11 Settembre.
Anche se non tutte le predizioni si sono rivelate corrette, annunciati sono stati il terremoto e tsunami del 26/12/04, l’uragano Katrina e i problemi finanziari del 2008. Ma non è tutto: il programma prevede anche delle calamità in tutto il mondo che avranno luogo durante il 2012.
Tornando alla profezia (che poi non c’è) Maya, probabilmente il contributo che la scienza ha dato alla mitizzazione di questa data non è poca cosa. L’allarme è giunto addirittura dalla Nasa e dalla National Academy of Sciences. Milioni di persone senza elettricità, cibo e medicine che vanno a male nei frigo spenti, telefoni e satelliti fuori uso. Uno scenario da “day after”. L’attività del Sole sta lentamente aumentando. La nostra stella varia il suo campo magnetico ogni 11 anni e a un certo punto si raggiunge un picco di fenomeni (eruzioni solari e getti di massa coronale) dai quali si sprigionano grandi quantità di energia e di radiazioni. Tali getti possono raggiungere la Terra dando luogo a tempeste geomagnetiche. L’atmosfera ci protegge, gli effetti diretti delle tempeste solari sulla salute sono trascurabili, ma il loro impatto sulle strutture socio-economiche potrebbe essere disastroso. Gli astronomi osservano questi fenomeni dal 1859 quando una tempesta geomagnetica di proporzioni straordinarie, battezzata come “Evento Carrington”, oltre a rendere possibile l’osservazione di aurore come quelle polari in Italia e a Cuba, fece incendiare alcuni cavi del telegrafo in Europa e USA.
A quei tempi, tuttavia, la rivoluzione industriale era ancora giovane e il mondo non ne riportò grandi danni. Oggi siamo più “evoluti” e quindi più vulnerabili. E le previsioni catastrofiche, come quella nel riquadro in basso non mancano certo. Indovinate quando dovrebbero gli eventi preconizzati? Proprio alla fine del 2012, quando questo ciclo solare raggiungerà il picco.
Sarà che sono avvezzo alle predizioni catastrofiche, sarà che non ho chiamato il tecnico dei computer per il millenium bug nel 2000 e non mi sono preoccupato-barricato in casa-vaccinato per la suina, ma io sono tranquillissimo.
Al limite un tarlo, un pensiero ossessivo ce l’ho: come trovare un modo per sfruttare, (magari traendone un vantaggio economico!) questa sciocca psicosi collettiva?

Tre costosi Millisecondi

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Pubblichiamo la traduzione integrale dell'articolo di Paul Krugman apparso sul New York Times il 14 Aprile 2014, sui danni che l'industria della finanza sta infliggendo alla società civile.

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Valuta nazionale complementare: il baratto per rilanciare l'economia

Il baratto ci salveràTra le (poche) idee praticabili in grado di rimettere in moto l’economia senza dover uscire dall’euro o dichiarare bancarotta si va facendo strada quella, affascinante, della cosiddetta “Valuta complementare”.

Non si tratta di una novità: esempi di tale “moneta” esistono sia nella storia che in realtà circoscritte (quartieri, regioni o associazioni di imprese). La novità starebbe nelle regole che potrebbero esserle applicate se a renderla ufficiale fosse uno Stato Sovrano come l’Italia.

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Economia scienza inesatta. Forse neppure scienza

economic scienceSe esistessero leggi economiche in grado di spiegare la realtà economica stessa non troveremmo le ragioni delle modifiche apportate alle teorie economiche.

E ogni soluzione che viene somministrata ai Paesi sembra insufficiente. Forse è giunto il momento di non trattare più l'economia come una scienza, ma come un insieme di precetti meta-storici e ricataloghiamola come l'espressione puramente storica e “in fieri” delle dinamiche sociali.

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Quando farà giorno

pec animazioneUna certa politica può far danni.

Lo abbiamo visto in Italia negli ultimi trent’anni ed il conto adesso è salato, la cicala italiana ha imperversato, in buona compagnia - ad onor del vero - e adesso non è semplice capire quando la crisi attuale terminerà.

Si tratta certamente della crisi economica mondiale più grave dai tempi del tracollo di Wall Street del 1929, complicata enormemente dalla globalizzazione che, se è vero che ha generato notevoli vantaggi negli anni precedenti la crisi, è altrettanto vero che ne amplifica ora drammaticamente alcuni effetti, soprattutto se accompagnata da politiche economiche sbagliate a livello di macroarea, ed è immediatamente intuibile il riferimento all’Eurozona.

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